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Luciano Favaro "LUNO"

Nasce a Morgano (Treviso) 01.02.1954, dove vive ed esercita la professione di medico.
Laureato in Medicina, affascinato e spinto dal "desiderio di far del bene con le mani" si occupa anche di "Craniosacrale".
Dipinge per passione. Racconta dipingendo. Ama viaggiare incontrare popoli e culture, fotografare, esprimendo poi in un silenzio pittorico le sue emozioni. Sprigionando colori e visioni sulle sue tele . Le sue Opere sono lasciate spesso, volutamente incompiute e senza titolo per lasciare all’osservatore un coinvolgimento emozionale e interpretativo in base al loro sentire.

Del suo dipingere dice:
A volte le cose accadono. Inutile forse cercarne logiche motivazioni. Così è stato (perlomeno) per me circa il mio dipingere.
Diciamo così: non avendo più muri domestici a disposizione ho cominciato a imbrattare qualche pezzo di legno o tela, inventando, improvvisando, variando, forse inconsciamente cercando...

“Le pulsioni inespresse creano tensioni"

Le pulsioni inespresse creano tensioni, come il volto trasfigurato nella calendoscopicità dei colori dell’opera. Un volto, nell’atto di rappresentarsi nel tronco di un corpo in cerca di quiete, esprime le pulsioni inespresse nella tensione di un movimento “tronco”. I colori sorreggono quel tronco-volto in cerca di una propria dimensione espositiva, ma quei colori sono proprio le pulsioni che si manifestano nella tensione del tronco di “porsi” all’attenzione dell’osservatore. Quel tronco è corpo privato del proprio movimento vitale ed è alla ricerca, attraverso la sua rappresentazione nel volto trasfigurato, di una dimensione, di un corpo intero che lo possa rappresentare. Vuol essere analizzato come in una tomografia compiuterizzata che attraverso i colori coglie le pulsioni-calori emergenti da un corpo. Le passioni-pulsioni nell’analisi compiuterizzata dell’immagine mettono in evidenza le zone di vario calore. Un’analisi passionale e pulsionale in cui il colore diviene messaggio per interpretare la ricerca di quel tronco, trasfigurante un volto, verso una ricerca d’identità vissuta e interpretata nel “patimento” e “sofferenza”. Il volto trasfigurato, è alla ricerca di se stesso, del suo specchio per ri-vedersi e quindi ri-conoscersi. Vuole attraverso la “sofferenza” espressa, ri-trovarsi e quietarsi. Il volto è chiuso dal tronco di un corpo “mancante”, che non gli permette quel movimento di ritorno a sé. Pare (quel tronco) essere immobile in un tentativo di “muoversi”, andare oltre la propria incompiutezza. Quel tronco, attraverso il volto trasfigurato è alla ricerca del suo corpo integrale, della propia identità originaria, che è metafora dell’anima che lo pervade e che nei colori che lo sovrastano manifesta le pulsioni vitali. Le tensioni, effetto delle pulsioni inespresse stanno proprio nell’ anima che vuole riappropriarsi del proprio corpo e del volto di ritornare nella propria identità, e ritornare al fine a rappresentare relazionalmente il corpo con il volto di una identità ritrovata. I colori sono anche messaggi sublimali con cui il corpo ( o tronco) cerca di “approssimarsi”. La parte destra del tronco ( di chi guarda l’opera) e sinistra del tronco stesso, è scura, appesantita. Quella parte depositaria del funzionamento del cuore sarebbe dovuta essere rossa, passione, pulsione vitale. Lo è invece la parte opposta, in colorazione pulsionale. Basterebbe che il volto-tronco si guardasse allo specchio per ritrovare la giusta dimensione della pulsione-passione del cuore, e collocarlo al giusto posto. Non può farlo, così si affida all’osservatore (all’altro-all’alterità) che diviene per esso lo specchio, capovolgendo la rappresentazione. Il volto si approssima allora all’osservatore che ponendosi come specchio gli permette di ritrovarsi. La “pulsione emozionale “ di ricerca di sé si coglie nel colore da sfondo ai due mezzi “tronchi”. Rosso dietro la parte più scura e chiara dietro il rossore dell’altra parte. Un contrasto di colore che rimanda a una necessità di sintesi di quel volto in cerca di corpo e dimensione propria. Il suo “patire” è pulsione inespressa a “compiersi”, e la tensione è il quadro stesso nel suo “essere colore” ad approssimarsi all’osservatore come “Passione”, ossia -patio – patire.
E’ il patire di chi ricerca sé.

Nota Critica Dott.Valtero Curzi Filosofo

Esposizioni

Mostra personale "Anonimo" 03-23 maggio 2008 spazio espositivo Pizza-Pat Vedelago (Treviso)
Premio Ciardi 2007 (Quinto di Treviso)
Premio Ciardi 2009 ( Quinto di Treviso)
Personale Libreria Costaniero Castelfranco Veneto (TV) anno 2010
Mostra Internazionale " DELL'AMORE E DI ALTRI DEMONI ". Omaggio a G. Garcìa Marquez. Montegrotto Terme Padova. 8 - 15 maggio 2011
Art Expo “Colori e Parole …nei luoghi dell’anima “ 12-22 Novembre 2011 Sala Expo Rocca di Senigallia (AN)

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