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Intervista all’Artista
a cura del Dott.Valtero Curzi Filosofo

Domanda banale (ma non troppo) chi è per te Marilena Bordin?

Bella domanda…sono una donna sicura di me stessa…consapevole del mio essere al mondo…che e’ rimasta con il cuore e la curiosità di un bambino…che riesce a sorprendersi sempre.

Esiste un confine in te che separa la Marilena Bordin pittrice dalla Marilena Bordin poetessa?

Non credo…confini, vincoli, limiti, no. Quando dipingo e prendo in mano il colore, in quel momento il tempo si dilata, tutto quello che sono resta impresso nella tela che ho davanti quasi senza rendermene conto e la sensazione di star bene mi pervade. Quando scrivo le parole escono da sole, che io ricordi ho sempre scritto, ho bisogno di farle uscire, quaderni vecchi ingialliti di considerazioni, ricordi, poesie. Sono le parole che prendono possesso del foglio, quello che e’ in me va a finire in quella pagina che è tra le mie mani, io sono il tramite. Lascio delle tracce.

Forse questo connubio fra versi in poesia e rappresentazione nella pittura ti è necessario per poter esprimere al massimo ciò che ritieni di esprimere?

Sicuramente, mi ritengo completa, fortunata anche se vogliamo. Riuscire ad esprimermi mi è necessario come il dormire ed il mangiare, come fare all’amore. Non riesco a fare distinzioni. E’un’esigenza che sento profondamente radicata in me stessa, il modo in cui dipingo o scrivo e’ istintivo, emozionale, simbolico, a volte rileggendo ho quasi la sensazione di essere nel luogo descritto o di rivivere l’emozione del momento che ha scatenato le parole.

C’è nella tua espressione sia poetica che artistica una sostanziale differenza fra Emozione ed Emozionalità?

L’emozione è propria di particolari momenti. Se rivediamo i nostri ricordi, essi si basano sulle nostre emozioni, sono legati a profumi, colori, canzoni, visioni, immagini. L’emozionalità e’ individuale, certe persone più di altre hanno la fortuna, io la reputo tale, di sentire e di vivere a fondo.

Nei tuoi versi – Emozioni – definisci l’emozionarsi la condizione fondamentale della vita stessa. Cosa è per te l’emozionarsi, nella tua dimensione di Pittrice e Poetessa?

Secondo me non può esistere vita senza emozioni, ho scritto che non vive chi si lascia scivolare addosso le emozioni, chi crede di governare il proprio destino. L’emozionarsi ti fa sentire vivo, vibrare, è fondamentale per me. Come puoi non accorgerti di tutto quello che è attorno, le emozioni ti passano dentro, ti attraversano. Viverle nel bene e nel male, gioendo, piangendo, gridando, ballando. Viverle sempre e comunque, questo da senso alla mia esistenza e il mio dipingere e scrivere è questo, un altro modo di viverle se vogliamo.

Nella tua poetica delinei una dimensione esistenziale dove l’individuo si coglie come un navigante in balia ad un mare in tempesta. Nelle tue opere rappresenti spesso l’individuo non nella sua particolarità concreta, ma “rappresentato” in un dimensione “Universale” come fosse sempre alla ricerca di una sua specifica e concreta definizione, una ricerca di identità, non singola ma di genere. Dipingere e la poesia ti necessitano per “ricercarti” o “ritrovarti”?

Ho un difetto di fabbrica se vogliamo, penso troppo e questo mi porta a guardarmi dentro, a pormi domande sull’esistere, sull’individuo, non solo su me stessa ma su tutto quello che ci pone in questo universo, sull’intreccio che regola le nostre vite, sugli incontri e sugli scontri. E’ quindi inevitabile che i miei quadri come le mie poesie siano una parte di me, visto come mi lascio attraversare, emozionare!


Puoi definirti o categorizzarti in una corrente pittorica che ti rappresenti appieno?

Sono nata come ritrattista, mi incuriosivano le facce delle persone sempre diverse. Cercavo e cerco tuttora di leggerle, il figurativo pian piano ha lasciato spazio ad un astrattismo delle figure, la cosa che rimane invariata è il simbolismo, il significato che do’ all’opera quando questa nasce. In quel momento vive quasi di vita propria, se devo darmi una definizione direi che sono una Pittrice Emozionale, i miei quadri li definisco Feeling Paintings.

Nella tua definizione di “Nulla si crea”, che lascia intendere ad un conseguente “nulla si distrugge”, sembri voler delineare una dimensione esistenziale dove la condizione dell’individuo , resa precaria dalla sua fragilità e limitatezza. Esige che quel lasso di tempo interessato da ogni esistenza umana venga “saturato” dal fare, ed agire imperioso, per sostanziare e convalidare l’esistenza stessa. Che ruolo ha l’arte in questo contesto convalidante della vita di ognuno?

Il titolo del Blog “Nulla si crea” è nato come una provocazione perché io ritengo le mie creazioni esistenti già dentro di me. Io sono solo colei che le fa uscire, la nostra vita è si precaria ma è nostra, sta quindi a noi non saturarla, essa è fragile e limitata nel tempo ma guai a pensare a riempirla troppo, bearsi delle pause. Si perché sono le piccole pause che danno il senso al nostro esistere, i momenti leggeri che ci fanno felici, le piccole follie ci regalano i sorrisi. L’arte in quanto essenza dell’essere umano è sempre esistita sin dalla preistoria, l’uomo ha trovato il modo di lasciare dietro di se qualcosa di se stesso, un motivo ci sarà. L’arte è parte essenziale di noi.

“Lascio delle tracce ..” dici, e poco prima “sono una donna sicura di me stessa.. consapevole del mio essere al mondo..”. Questo, unito al valore di una coscienza di forte impatto emozionale, mi fa intendere un animo che guarda “oltre”, non tanto nella dimensione temporale e pratica, ma a “determinarsi e determinare” come pura individualità espressiva. La Marilena Bordin, artista, riesce in questo suo voler “EsserCI” nel mondo dell’arte, nella vita ed esprimersi come vuole?

Ogni volta che leggo Marilena Bordin penso: “oddio chi e’?”. Fermo le immagini ma ho problemi con i nomi da mettere assieme. Scherzi a parte, allora il fatto che io sia determinata, testa dura, mi ha fatto scontrare a volte con il mio essere emotivamente sensibile. Se credo in quello che faccio è sicuro che persisto, non mollo, porto a termine. Mi muovo in coscienza del mio fare, anche se non è sempre facile e anche se a volte è dura. Sicuramente insisto senza variare la mia idea, questo mi ha dato molte soddisfazioni nella vita e nell’arte.

Tu vivi il tuo sentire emozionale, quasi tu stessa sei “un’emozione”. Se emozionarsi e l’emozione sono interpretare la vita, vivere la vita all’interno del proprio vivere, diviene crearsi una dimensione esistenziale a sé. Non hai timore di rimanere fuori dal corso della vita pragmatica e razionale per cui si ha la sensazione di essere sempre nella “periferia” delle città dove tutti vivono?

Periferia, centro? Io pongo come scopo della mia vita migliorarmi. Quindi, se io riesco a specchiarmi trovando i miei difetti e scoprendo le mie virtù, trovando il mio centro, la mia energia non potrà che uscire, migliorare quelli che incontro. Essere me stessa sempre e comunque non mi dà mai un senso di inadeguatezza, di essere ai margini. Se tu vivi bene, quello che rispecchi lo regali agli altri e ti torna indietro. In questo momento mi vien da sorridere, mi sto mettendo a nudo come poche volte ho fatto, se non con veri amici.

Se ogni cosa scorre nell’alveo della emozionalità e tu in questo fluire vi scorri, come ti rapporti in un contesto relazionale e sociale in cui invece “emozionarsi” è sinonimo di mancanza e fragilità, e non “accoglimento dell’altro in sé”, di solidarietà?

Io non credo che emozionarsi sia sinonimo di fragilità. Da piccola ero una bimba timidissima, le guance diventavano rosso fuoco al minimo imbarazzo, paure e lotte interiori si sono placate. Oltre i quaranta si arriva a gestire le nostre esperienze in modo positivo, mi arrabbio, piango, rido e sorrido, lotto e scherzo di me stessa ma non riesco a nascondere dolori e gioie, l’amore e di questo sono ben contenta.

“Ho un difetto di fabbrica se vogliamo penso troppo”. Io lo trovo un – doloroso privilegio – pensare troppo, perché ti porta sempre ad andare “oltre” alle apparenze. E siccome il nostro sguardo si ferma sempre a ciò che appare e mai a quel che dietro vi è e rimanda, trovo il tuo difetto un grande pregio dell’anima. Questo guardare sempre “oltre e dietro” ogni apparire, nella forma d’arte della pittura come lo esprimi attraverso il Simbolismo? Credo di aver letto che ti sei definita un’artista del Simbolismo espressivo o esistenziale. Cioè rimandi sempre ad altro il significato di ciò che dipingi?

Il pensare troppo provoca dolore, vero, ma guardarsi dentro fa crescere. La mia arte, il simbolismo nei miei quadri, è quello che sono, io lo propongo allo sguardo di chi si sofferma curioso davanti all’opera. Chi si ferma a guardare ha un motivo, lo stop è di chi vuole capire, scoprire, conoscere e perché allora non stimolare la mente, il cuore.

Concordo con te quando dici: “L’arte è parte essenziale di noi” e aggiungo però, con la consapevolezza del suo valore. Tu fai arte con la tua emozionalità e con questa ti esprimi, ma a volte l’arte, specie oggi emerge come costruzione razionale in cui è la ragione che per primo agisce. Siccome non è possibile bandire la ragione totalmente (saremmo nella “follia”) dai nostri comportamenti, quanto di razionalità e di senso razionale prende la tua arte e se c’è un confine o limite in cui la pura emozionalità non può uscire da te?

Allora, il cervello è fatto in modo da poter svolgere più funzioni, quindi essere razionale non vuol dire a priori bandire le emozioni. La ragione ha la sua parte quando serve, nel programmare, nel abbozzare, nella metodicità e nelle tecniche artistiche, la sperimentazione, il creare, il perdersi in quello che stai facendo non ha bisogno di ragione ed e’ molto più bello perdersi per poi ritrovarsi vedendo quello che è uscito da te. Sicuramente c’è chi vede l’arte come un puro fatto commerciale, ma questo non e’ il mio caso.

Ti definisci Pittrice emozionale e dalle tue opere, se mi è concesso di trovare un rimando per categorizzarti, userei il termine Neo-Espressionismo, in una visione di massima espressività dell’Io, del proprio stato emozionale. La particolare tua arte esprime solamente te, ciò che dal di dentro emerge, oppure hai sguardi anche sulla realtà che ti circonda?

Credo di esprimere quello che ho dentro, in determinati momenti, ma anche quello che vivo io e le altre persone, una realtà che fa eco intorno a noi e che per questo vista nei miei quadri è riconoscibile, o dà modo di riconoscersi. Dare è una splendida parola.

Tu sai dipingere emozioni più con la tua arte o lo fa maggiormente la tua poesia?

Qualcuno ha definito le mie poesie immagini parlanti. Dipingere è l’esperienza migliore per rigenerarsi, la consiglierei al posto di tante terapie. La poesia in me è innata da quando ho imparato a scrivere, dipingere mi permette di sentire, mi scappa un sorriso.
Grazie dell’attenzione

Marilena “Mary” Bordin

Nasce come artista nel 2006, vive e lavora a Venezia. Ha frequentato 7 corsi di disegno, pittura e laboratorio pittorico presso l’Universita’ Popolare di Camponogara (Venezia). Ha esposto in varie mostre e concorsi ottenendo un buon riscontro di pubblico interesse.

Nulla si Crea

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