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Intervista all’Artista
a cura del Dott.Valtero Curzi Filosofo

Domanda forse banale (ma non troppo) chi è per te Gabi Minedi?

Per me è qualcosa che spesso va oltre la mia conoscenza e coscienza! E’ qualcosa che si muove, eppur si muove, esistendo e non esistendo tra le pareti empiriche e oniriche di un gesso che traccia sull’asfalto sottili giochi di ragnatele sulla filosofia modale di un tema concreto. E’ un’animale meccanico colorato con una giacca a spina di pesce e il cervello pieno di pois, con le mani a righe e le pezze quadrate nello stomaco. Insomma spesso e volentieri senza volerlo, una guerra di bolle di sapone in una stanza troppo scura per occhi apparentemente chiari.

Gabi Minedi, hai detto in una intervista che Artista “si nasce e non si diventa”, come ad affermare una predisposizione dell’animo ad amare l’arte ma soprattutto a creare arte, intendendo quella capacità di fare qualsiasi oggetto. Cos’è per te fare Arte oggi?

Arte è metterci la faccia. Arte è non parlare di arte. Arte è non sapere di fare arte. Arte è sporcarsi continuamente ogni risorsa estetica e individuale, psicologica e futuristica. Arte è feeling, feeling è arte. La natura, i minerali, la spiritualità indiana. Nascere nel contrario benessere del medio individuo. Nascere di sedere per posarsi ogni istante sul proprio lavoro e non lasciarlo andar via come una vana posa cavalleresca. Animarsi e movimentarsi prima di partire.

Se fare arte è una predisposizione innata nell’anima, e l’artista si carica di una missione per manifestarsi come creatore di una visione nuova di interpretare la vita, nella tua trasgressione artistica ti muovi per cambiare il modo di fare arte perché rifiuti l’arte tradizionale o perché fa parte della tua dimensione emozionale creare una “dimensionalità artistica” nuova?

Ogni individuo è nuovo, ogni arte è nuova. Ci sono persone piacevoli e persone fastidiose, invadenti e comprensive, sensibili e colorate, odiose e tristi. Io sono la mia arte, la mia arte è una parte di me. Bisogna essere dei capolavori, bisogna non esistere come diceva qualcuno prima di me. Io posso essere provocata da una cravatta, la cravatta dal colore. E’ sempre una teoria psicosomatica e chimica, erboristica e naturale. Ogni cesso credo che meriti un culo.

Se l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, e emozionarsi è interpretare la vita, come giudichi la tua arte in quest’ottica interpretativa del proprio vissuto e della realtà che ti contiene?

Esprimere quello che salta e conta nella mia vita è necessità pura. Condividendosi in maniera plateale senza mezze misure emoziona il mio stomaco e di conseguenza emoziona, almeno spero, chi ha un occhio buono e molteplice alla lettura di un triplo salto vitale tra il colore, che graffia il sentimento e in maniera reale e schietta lo catapulta nell’inconscio piacere di piacersi.

La tua arte non è metafisica, intendendo con tale termine quel voler fare arte su una dimensione totalmente immaginativa e celebrale, o almeno dal nome “oltre la fisica”, oltre il contingente. Tu crei e agisci nella manualità. Forse la tua arte vuol trasformare più che creare idee?

Vogliamo partire per caso dal concetto gnoesologico? idea e azione sono le cose che riguardano le mie mani e la mia mente. La manualità pensata con istinto e reciproca determinazione, ambizione e coraggio. Etologia moderna, osservare un catalogo del market sotto casa è come fare le scale tra la luna e le radici di un’albero. Trasformismo e trasformazione sono un beneficio individuale e necessario per i miei astuti disegni mentali ed emozionali.

Hai detto che sei partita dal figurativo per poi approdare ad una dimensione d’arte innovativa, transavanguardia, che definirei “trasfigurante”, ossia che supera il vero per interpretarlo in modo diverso. Che cosa rimane della società quotidiana nel “tuo mondo” re-interpretato?

Si esatto! è un figurativo che cambia faccia e cambia pelle. Un figurativo che abita adesso in corpi e colori diversi. Interpretare la mia necessità dando spazio alle continue richieste dei miei occhi. Polvere che semina polvere e aquiloni pieni di catrame accolgono questa società che va vista per quello che è. La trasfigurazione è naturale ed è attiva in maniera sferica e purtroppo categorica, assumendo così facile costante tra un punto di luce eterna e quella che cerchiamo di far diventare blu, rossa, gialla, nera. Il mondo non è cattivo. Dipende come noi vediamo il mondo. Questo approccio avviene anche con l’arte.

Nel tuo di-slocarti dalle consuetudini, nel tuo essere “spina al fianco” del perbenismo, come ti poni in questa società dove è di moda essere trasgressivi per poi cadere nel consumismo mediatico dell’apparire vuoto?

Non mi pongo, ovvero mi pongo come persona che calpesta determinate superfici, ma non mi pongo. Respiro e gioco, mi siedo e lascio spazio e libertà a chi come me ha voglia di dire qualcosa o a chi fa finta di parlare. Ascolto le mie parole e quelle buone che mi arrivano, altrimenti vedo solo bocche muoversi e mani gesticolare senza emettere alcuna frequenza che tocca le mie onde del cuore. Bisogna ripulirsi e credersi, giocarsi la faccia in qualcosa che ritieni buono e magnetico.

Quanta poesia, anche visiva c’è nella tua arte?

Non credo molto nella poesia. Credo nel riassunto di mezza parola o nel romanzo di una riga che immortala e scrive estetiche che sono alveari pieni di domande e risposte, di quesiti e giocattoli. Credo di essere una squadra attenta di mille fabbricanti di barattoli di marmellata.

Ti definisci un’artista che non può essere “categorizzato” , ovviamente non rientrando in schemi predefiniti, quindi già percorsi, ponendoti in quell’arte di –transavanguardia-. C’è un momento in cui ciò che proponi pensi che sia divenuto “arte corrente” , cioè avverti che è divenuto commerciale?

Anche l’arte ha fame. Se l’arte che proponi incontra altre bocche affamate è giusto condividere la portata con chi ha il piacere di gustare con te quello che hai amorevolmente preparato.

Dici che “l’arte è feeling (cioè sentimento) e quindi feeling (sentimento) è fare arte. Quindi per te fare arte è “sentire” (da sentimento). Cos’è per te il “sentire”??

E’ ascoltare se stessi. Non aver paura di fermare quel pugno di ferro che colpisce lo stomaco e martella il cervello. Lasciare l’emozione libera in giardino come un cane senza guinzaglio. Mordere la vita, accarezzarla, lucidarla e mai e poi mai gettarla via come carta stagnola. Bisogna essere ecologici con la propria verità.

Affermando “ bisogna essere dei capolavori”, credi e pensi nella figura dell’artista genio incompreso ?? Che è tale perché anticipa di troppo le esigenze della società e quindi dell’arte, come specchio della società stessa?

Inutile piangersi addosso. L’importante è sempre esprimere se stessi. Molto spesso si scinde tra arte ed artista. Se vai a comperare le melanzane o il pane piuttosto che la cioccolata o a prendere un tè sei sempre artista. Lo sei per come ti muovi, per come ti comporti. Non puoi mai scappare dal tuo reale essere che spesso non sai di avere come amico un pò dandy che ti crea intorno quel carisma e quel fascino che solo gli altri sanno vedere.

Fare arte per te è “ necessità pura”; ma lo è per pulsioni inconsce o esigenze della ragione per esprimersi e manifestarsi nel reale?

Non puoi mettere il piede fuori dal letto e poggiarlo sul pavimento freddo e decidere di essere artista. Se suoni la chitarra, dipingi una tela o fai teatro non è detto che tu sia un’artista. Io non credo nelle scuole “artistiche”. Mica sei geometra o ingegnere. Mi va di citare un pensiero di Ezra Pound “Da secoli, solo l’artista è riuscito a staccare l’idea di lavoro dall’idea di profitto. E non tutti gli artisti sono capaci di questa dissociazione di concetti.
Le arti, comprese la poesia e la letteratura, dovrebbero essere insegnate dagli artisti che le praticano, non da sterili professori.
Non riesco a immaginare come un artista serio possa mai considerarsi soddisfatto del proprio lavoro” questo è quello che credo sia confrontare il profitto con il talento e con quella cosa che non sai di possedere.

Se la tua arte è ricerca gnoseologica, si pone una meta, un obbiettivo, oppure è assimilabile alla filosofia, la quale è amore per la conoscenza ed il suo scopo non è trovare la verità, quanto ricercarla. L’arte per te è ricerca, quindi ?

Assolutamente è continua ricerca, ma soprattutto ricerca di se stessi e di essere puliti e candidi come zucchero filato. Insomma ci vuole verità e ci vuole onestà in tutto quello che si crea o distrugge.

Fare arte, dici , “dipende da come vediamo il mondo”. Il vedere è interpretare e interpretare rimanda ad una dimensione ideale a cui rifarsi. Platonismo artistico, se mi passi l’accostamento?

La chiamerei semplicemente “botta al cuore”.

Tu agisci liberamente “senza condizionamenti”. Pensi, quindi, di anticipare quello che sarà o sarà ritenuto arte nel prossimo futuro??

Non lo so questo. Qui è come parlare di misteri eleusini! Io cammino, mi muovo e salgo le scale, il filo conduttore è sempre passare dalla luna alle radici di un’albero senza farsi troppi problemi. Il futuro è adesso, basta contare fino a 3 e già quello che ci siam detti è passato da un pò. Di solito l’artista prevede ed è un veggente capace di farsi dare ragione dopo tanti anni, ma questo cosa importa? siamo sempre la faccia della stessa medaglia che rotola e brilla nelle tasche di chi comanda questo mondo e la nostra storia. Io cerco di guidare con responsabilità, ma la mia responsabilità non è prudente, anzi è sempre tesa tra il colore e lo strappo, tra la cerniera lampo e un guanto di gomma pronto a stringere il collo di chi fa finta di soffocare.

Credi nel messaggio ”immediato e istintivo” del concetto del –principio primo- che ha in sé il Tutto. Non pensi che un’arte così “essenzialmente concettuale” voglia stare nell’avanguardia proprio per non farsi mai raggiungere e catalogare??

Perchè appartenere a qualcosa? perchè diventare scatolette di zucchero o di sale? il condividere emana piacere, il catalogo è opera di una segretaria di ufficio con gli occhialini riflessi su una fotografia che ritrae il sole. Io il sole voglio mangiarlo e no immaginarlo come se fosse qualcosa di incredibilmente irraggiungibile. Sono Gabi Minedi ed esco dal cilindro come un coniglio pazzo che con la penna a biro ti soffia in faccia stelle filanti al gusto di fragola. Non voglio essere un ingranaggio di una fabbrica perfetta. Chi mi compra sa che ho dei difetti, i difetti di chi è artigianale e naturale. Io non appartengo, sono un puzzle che non riuscirete mai a finire, a meno che non ci provi con ottimi risultati un bambino dell’asilo, forse è l’unico essere che potrebbe terminare l’opera e unire i punti che spesso i grandi e grandissimi amanti dell’ispezione moderna culturale e intellettuale non riescono a captare e mettono nel catalogo ciò che non sanno capire.

Gabi Minedi

Gabi Minedi nasce in Abruzzo, vive e lavora tra Roma, San Benedetto del Tronto (AP) Londra e Palma De Mallorca. Artista radicale ed indie della nuova scena Underground internazionale. Dipinge sin da bambina. Dal 1970 è presente in Collezioni, Gallerie e Musei Internazionali di Argentina, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Malta, Spagna, Stati Uniti d’America, Svizzera, Venezuela. Architetto di formazione, alterna l’attività pittorica con scultura, grafica, scenografia e designer. Il suo lavoro è stato documentato da autorevoli critici, testate giornalistiche, radiofoniche e televisive di rilievo internazionale. La ricerca della Leggerezza dell’essere come reazione al peso di vivere caratterizza i cicli pittorici Boogie Woogie, The Blues, El Viajero. Nel 1999 nelle Sale Comunali di Teramo, rileggendo Cervantes, inaugura le grandi Tele Gorilla and Rock and Roll dedicate all’amico Ivan Graziani. Cavalieri erranti, ironici, beffardi e ribelli combattono un mondo assurdo fatto di cattiverie e malelingue. Nel 2007 la Galeria Mediterranea di Palma De Mallorca ospita le particolari Tempere all’uovo El Viajero. Viaggiatori solitari con in testa enormi frutti, bizzarre borsette e valigie grandi quanto il quadro stesso, sono esseri appesantiti dalla stessa vita nel tortuoso ed infinito viaggio esistenziale. Simboli di creature lacerate e sfatte ma capaci ancora di urlare, ed è il colore puro, mai mescolato, che grida contro il male assoluto, l’indifferenza.

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