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Intervista all'Artista
a cura del Dott.Valtero Curzi Filosofo

L’Artista Anna Maria Scocozza, se tu non la conoscessi, che definizione e in che posto la collocheresti nel mondo dell’Arte?

Riuscire a definirsi e collocarsi in poche battute è come ridurre l’universale in un piccolo particolare, ma potrei definire la mia arte come una pratica spirituale, una ricerca alchemica in cui trasformo la materia in puro spirito in continua evoluzione che diventa potere vivente.

La tua Arte guarda spessissimo al mondo dei sogni. Realtà desiderante, de-sidereo, poi si sviluppa nella manualità della dimensione minuta, tendenza all’infinitesimale. Vuoi cogliere il dualismo o antinomia fra realtà vissuta e dimensione di nascondimento di essa?

La mia Arte affonda le radici nella realtà quotidiana tra le mille pieghe delle emozioni e sensazioni che sono riuscita a mettere a fuoco vivendo. La realtà ad un certo punto si assopisce e misteriosamente il minuto ricamo del sogno apre il sipario all’artista –bambina che esce e inizia a ri- raccontare, attraverso mille sforbiciate di segni, sogni, visioni e simboli, tutto quello che ha sognato e vissuto utilizzando il teatro della favola come metafora nella sua opera.

Cosa rappresenta per te la forma d’arte del Libro d’Artista?

Il libro d’artista è una testimonianza preziosa, veicolo di conoscenza e opera d’arte in forma di libro. Da quei fragili resti, come in un sito archeologico emerge (stravolgendo la forma attraverso scavi poetici fisici e concettuali) il materiale da scolpire e trasmutare in personaggi ritagliati che dialogano in silenzio con chi li guarda nel loro percorso verso un luogo magico e incantato fatto di storie misteriose che presagiscono un imminente risveglio del protagonista, svelandone il segreto del quale solo l’artista e lo spettatore sono a conoscenza.

L’Arte è creazione, creare e trarre da ciò che non è, a ciò che è. Qual è l’orizzonte da cui trai le tue “creazioni”?

Esistono molte cose nella vita che catturano il nostro sguardo, ma solo poche catturano il nostro cuore: io seguo sempre quelle, come diceva W. Churchill. In quei luoghi reali dove la bellezza essenziale e la vita sembrano scomparsi, io li ricerco attraverso un lavoro artistico trattato come un gioco, perché l’arte è un percorso divertente ed entusiasmante.

Se il Sogno, più che creazione è interpretazione della realtà, come atto onirico di vivere la stessa, nella tua Arte questo però ti ha permesso di creare nuovi “mondi possibili”. Ci poni del tuo desiderio in questi ”mondi possibili” o rimangono semplice rappresentazione artistica?

Quando creo un’opera, essa è qualcosa al di fuori di me, ma alla fine ho l’impressione di entrarci dentro, di respirarla, e un senso di pace m’invade in questo magico altrove al di fuori del tempo e dello spazio.

Come coniughi la tua grande capacita immaginativa con la preparazione e grande capacità manuale di rappresentare ciò che immagini?

Secondo me per poter ridurre all’essenziale bisogna precedentemente analizzare e poi trovare una sintesi espressiva, imparare a vedere e sentire con gli occhi, per avere poi qualcosa da esprimere per mezzo della tecnica più idonea.
Ho iniziato facendo tutti gli studi artistici necessari alla mia formazione, imparando perfettamente a destreggiarmi nelle diverse tecniche artistiche, e questo mi ha permesso sempre di poter scegliere liberamente, in base a quello che volevo comunicare in quel momento, ricorrendo di volta in volta al disegno, all’acquarello, alla scultura, all’incisione, cercando di esprimermi sempre in modo personale ed espressivo.

Vuoi coniugare Immaginazione dei sogni con rappresentazione della Realtà? Come ci riesci?

L’Artista è un viaggiatore lirico che insegue sempre il richiamo della propria anima, che insegna ad osservare attraverso una prospettiva a volo d’uccello, consentendo di prendere la dovuta distanza dal quotidiano, per affrontare tutte le avversità della vita e trasformare le difficoltà in simboli di guarigione, ovvero trasmutare quel piombo in oro … questo è il cuore del mio lavoro.

Che rapporto ha l’Artista Anna Maria Scocozza con il gatto o il mondo felino?

Voglio raccontare una storia vera: una notte trovai sul mio divano, entrata dalla finestra, una gattina, spelacchiata e scheletrica, quasi morente. Premetto che era un periodo dolorosissimo per me, ma quando incontrai il suo sguardo capii che saremmo guarite entrambe, e da allora non ci siamo più separate. Dei gatti uso la simbologia di un mondo misterioso e leggiadro, osservato con quel loro sguardo curioso ma sempre fedele a se stesso.

Il tuo fare arte è orientato anche nella rappresentazione di ritratti o scene di vita vissuta. Vuoi cogliere solo l’oggettivazione del tuo sguardo o il nascondimento, che io chiamo anima, di ciò che rappresenti?

La bellezza, in quanto arte, è abilità nel riprodurre la realtà e la fantasia l’una come specchio spirituale dell’altra. Questo artificio nel generare forme e colori è per me uno strumento di avvicinamento a Dio (inteso non come Dio dei cristiani ma come Fonte creativa), per far coincidere l’interiore con l’esteriore.

Io vedo in ciò che fai la rappresentazione del reale per cogliervi “l’anima “ , che poi è “energia”. Tu fai arte con la ragione solamente o con la sola emozionalità?

Secondo me il fare arte nasce dalla collaborazione tra passione ed intelligenza, dove l’impulso spontaneo e nello stesso tempo cosciente è la prova inconfutabile che siamo di fronte ad un’artista completa. Anche il bambino è un potenziale artista, che però ha soltanto a suo servizio la creatività tipica dell’infanzia che lo guida, ma non la consapevolezza del fare arte.

Se sei sintesi, ossia armonia, questa è contaminata da una parte sull’altra o dimensione a se stante, nuova, innovativa?

La sintesi è sempre una complessità risolta. Quando riusciamo a restituire un’essenzialità che produce armonia nell’opera siamo riusciti ad ascoltare il battito silenzioso dell’universo che ci parla attraverso l’energia creativa.

La tua arte è anche sperimentazione?

La mia Arte è soprattutto sperimentazione.Io mi ritengo una ricercatrice dell’arte. Non riesco mai a adagiarmi sul risultato migliore, perché sento subito l’urgenza di ricominciare ad imparare di nuovo e sperimentare ancora qualche altra cosa che non conosco.

Chi sperimenta con l’immaginazione è pioniere della mente e della emozionalità. Sei alla ricerca di un tuo “mondo possibile” o sei immaginificamente viaggiatrice siderale di “mondi possibili”?

Il mio “mondo possibile” è il regno della fantasia. Infatti quando io creo mi costruisco delle ali di carta che mi permettono, attraverso il sogno, di essere quella che sono e sono sempre stata.

Non hai timore di perderti “nell’immaginifico” e smarrirti poi nella realtà?

Questa domanda mi riporta alla mente una famosa opera di R.Queneau (I fiori blu), nella quale il protagonista quando è sveglio appartiene alla realtà, ma quando s’addormenta e sogna appartiene ad un altrove fantastico.
Io mi sento così: sono figlia di questo tempo e vivo nel presente, doloroso o meraviglioso che sia, e nello stesso tempo, attraverso l’immaginazione creo altri mondi possibili dove abitare e crescere ed essere felice.

Il tuo sogno d’arte, passa anche attraverso la commercializzazione e quindi del businnes?

Rimanere fedele al proprio artista interiore infonde l’esigenza di creare opere che non necessariamente siano accessibili, accattivanti, insomma che “vendano”. Non voglio che a determinare il mio valore di artista sia il mercato. Il denaro non legittima la mia credibilità artistica, perché, se fosse il denaro a determinare la vera arte, ne conseguirebbe che i tanti grandi artisti non capiti, non apprezzati e non “quotati” in vita erano dei ciarlatani.
Vendere è senz’altro gratificante, ma, in quanto artista, posso e devo e voglio cercare la mia credibilità esclusivamente in me stessa e nel mio lavoro creativo e nell’approvazione di chi mi sostenga emotivamente e creda in quello che faccio. Tutto il resto è secondario.

In una mia nota critica ad una tua opera a margine di una mostra ti ho scritto, riportando un passo del filosofo Schiller: “C'è un significato più profondo nelle fiabe che mi furono narrate nella mia infanzia che nella verità qual è insegnata dalla vita.” Ti riconosci in questo giudizio?

Le favole raccontano delle storie cui segue sempre una morale…questo nella vita non sempre succede, ma quando quell’inquieta bambina, con tutto il suo fardello di domande, inizia a ri-raccontare, in quel preciso istante per me è quella la realtà.
Forse, siamo solo il risultato di qualcuno che ci sta sognando…
Mi piace concludere questa intervista con una mia poesia, che racchiude perfettamente la mia poetica artistica intitolata “Anime di carta”:
“Siamo creature di carta, naviganti inchiostri colorati su mari incerti e profondi che possono essere colorate, disegnate, ritagliate, incollate, bruciate, appallottolate, per poi essere gettate via in cestini mortali di terra soffice e verde, accarezzate nel vento per poter rinascere un giorno come sogni meravigliosi, indecifrabili e perenni conservati in libri di pagine umane…”
Grazie per avermi dato la possibilità di condividere le mie motivazioni artistiche.

Annamaria Scocozza

Nasce a Roma dove vive e lavora. 
Diplomata in Costume e Moda, ha frequentato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma la scuola libera del nudo. 
Ricercatrice e sperimentatrice, ha seguito numerosi stages con artisti affermati . 
Come attività lavorativa ha condotto numerosi laboratori artistico-creativi e corsi di tecniche pittoriche presso scuole e Centri di aggregazione giovanile per adolescenti, adulti e bambini. 
La sua pittura inizia eleggendo l’acquerello come strumento principale della sua poetica. 
Le sue carte sono affollate di uomini e donne trasportati a riva da un lontanissimo passato: 
non importa da quale terra: sono forme elementari, energie cosmiche che si agitano entro l’involucro umano, che lottano per liberarsi dalla cellula progenitrice in cui attendono innumerevoli forme future. 
Queste creature, dopo una lentissima purificazione e questa struggente tensione, 
si, trasformano in schizzi liquidi di colore lasciando tracce sulla superficie della carta, solcandola di calligrammi non ancora decifrati, ove ogni segno è necessario al senso dell’immagine; un’economia poetica e visiva che soltanto ciò che partecipa all’essere sa evocare… 
Attualmente la sua ricerca artistica la porta a sperimentare liberamente tecniche diverse (acrilico,inchiostro,collage, terra cruda ecc.) ma negli ultimi anni si è dedicata alla creazione di libri d’artista intitolando questo ciclo di opere Ri-racconti: sono minuscoli racconti, favole antiche ma moderne, percorsi iniziatici, storie di vita vissuta, testimonianze spirituali dell'invisibile Eterno. Regressioni fanciullesche dell'artista bambino che come Alice nel paese delle meraviglie visita in viaggio poetico e fecondo il mondo sotterraneo dell'innocenza, dell'illusione, del gioco, ri-appropriandosi nuovamente di quei codici propri dell'infanzia con tutte le sue contraddizioni senza esclusione, senza stupore o indignazione, infatti....essere bambini ....è un gioco molto serio.
Ha partecipato a mostre personali e collettive e le sue opere si trovano presso collezioni italiane.

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