** Intervista All’Artista ** Roberta Pelone – Gennaio 2013

Intervista all’Artista
a cura del Dott.Valtero Curzi Filosofo

La fotografia è forma d’arte. Qual è la tua dimensione artistica con la fotografia?

E’una dimensione quasi surreale e onirica, mi estraneo ed inizio il mio viaggio come se trovassi una porta e scoprissi un altro mondo. Adoro ricercare atmosfere astratte e impalpabili, che richiedono uno sguardo lento non frettoloso. Quando fotografo ho la sensazione di dissolvermi e nasce istintivo in me quel sentimento d’amore per i soggetti ritratti, in uno scambio reciproco che mi dona la consapevolezza di voler evocare e rappresentare la bellezza, l’incanto, la tenerezza e l’energia che sa trasmettere il mondo “natura”, così prendono forma i miei piccoli lavori.

La fotografia coglie l’attimo. Il valore emozionale di ciò che cogli sta nell’attimo colto o nel contesto in cui ricade l’attimo dello scatto?

Mi parte “l’embolo” come amo chiamare il mio momento estatico, quando dopo l’attesa e il silenzio che può durare anche ore con tutti i sensi in allerta, sento “dentro” che accadrà qualcosa di magnifico al soggetto che sto osservando. Sicuramente è l’attimo colto il vero protagonista nei miei scatti, per me fotografare è donare un semplice istante all’eternità per poi condividere questo dono della visione con gli altri. Trasmettere emozioni con i miei lavori è fondamentale, sono gli altri poi a dare valore alle mie foto.

Scrivi nelle tue note biografiche “ricerco un tempo sospeso” e fai “ricerca interiore e il mio continuo rifletterci dentro mi aiuta”. Questa è meditazione. Che rapporto ha la tua arte fotografica con la mentalità o filosofia orientale, filosofia Zen in particolare?

Amo la meditazione fin da piccola e ho praticato lo yoga. La filosofia Zen è parte inegrante della mia vita e mi aiuta ad elaborare gli accadimenti e l’emozioni provate nel corso delle mie giornate, nella vita reale sono infermiera professionale. Traggo profonda ispirazione nello Zen quando scatto e con le mie foto cerco di trasmettere l’insondabile gioia, lo stupore che ho di vivere e la beatitudine che provo nel cogliere il semplice pulsare della vita. Con la fotografia mi sento libera, inversa, istintiva e la vivo con tale intensità, amore e meraviglia, da dare ricchezza alla mia vita.

In molti tuoi scatti cogli ciò che tu hai definito “ricerca di un tempo sospeso”. Il tuo scatto ferma il tempo, lo immobilizza. Qual è il tuo concetto di tempo, lineare o evoluzione, in rapporto alla fotografia?

In continua evoluzione, è un viaggio di cui non vorrei mai vedere la fine.
La mia ricerca interiore è volta alla pace e al silenzio, siamo talmente circondati dai forti rumori e dallo scorrere caotico del tempo quotidiano, da percepire il bisogno di fermarmi e “prendere fiato”.
Prediligo quindi, un linguaggio lento, che abbassi i toni, che colga i sussurri e le ombre, che necessita di uno sguardo lento.
Immagini non urlate, in sicura opposizione al linguaggio oggi più di moda: quello forte, estremo che ricerca l’impatto ed il colpo di scena.

I tuoi scatti sono testimonianza, quindi sono portato a pensare che in essi testimoni tuoi stati d’animo ed emozioni. Oppure testimoni il corso della vita che si evolve intorno a te?

Nei miei lavori, voglio cercare di trasmettere i miei stati d’animo e le emozioni provate.
E’ fondamentale per me, il potere comunicativo ed evocativo della fotografia, che per emergere ha bisogno di unicità e progetti originali.

L’oggetto di molti tuoi scatti è la -Natura-, vista e vissuta come physis, anima vivente. Nel definirla con lo scatto, vuoi anche coglierla nella sua Energia vitale?

Assolutamente sì, voglio ritrarre e carpirne l’anima pulsante, sono visceralmente attratta dal mistero della vita che è nascosto in lei.

L’immagine fotografica è considerata da gran parte dei critici al pari delle discipline pittoriche. Tu ti senti “impressionista”, con l’impressioni del momento, oppure “espressionista”, ossia che definisci l’esternazione di stati d’animo interiori da far emergere?

Anche per me è come dipingere, da piccola infatti disegnavo dei dipinti di “Natura”, esprimendo i miei stati d’animo e il mio vivere le emozioni provate.
La fotografia è per me terapeutica, la chiamo momento di oblio e rinascita e mi ha spalancato la visione del mondo, quando scatto arrivo a quella che chiamo “Pace Cosmica”, essendo luogo dove i miei sensi trovano senso.
La mia arte la ritengo espressionista di questo “sentire interiore” e sono felice quando le persone lo percepiscono, attraverso i miei scatti.

Il tuo scatto coglie un momento oggettivato della realtà. La tua fotografia vuol anche vedere ciò che è nascondimento nella realtà colta, per svelarlo?

Amo la sperimentazione, non cerco la perfezione e la fotografia è arte magica, segreta e passionale.
I misteri e la “Natura” ne nasconde tanti, li percepisco a volte, ma non voglio proprio svelarli spesso neanche a me stessa.

Cos’è per te una emozione fotografica e la necessità di contenerla in uno scatto?

Difficile per me definire l’emozione, è un groviglio di sentimenti che si manifesta con un groppo alla gola, preziosa e affascinante. E’ sicuramente un godere di quell’istante capace di rendere un soggetto e la sua anima, immortali e infiniti nel tempo che scorre.

Riesci a definire l’emozione che provi attraverso uno scatto, oppure rimane sempre qualcosa non rappresentato in una tua foto?

Credo proprio di non essere capace di definire sempre l’emozione che provo, è talmente personale e unica che non sempre arriva all’altro tale e quale.
E’ mportante che l’altro osservando il mio scatto, percepisca il tocco al cuore e si senta una persona diversa, questo il mio scopo e il senso di ciò che faccio.

La tua arte riesci a commercializzarla senza cadere nel puro uso?

Spero proprio di riuscire un giorno a non scadere e a non svendere quello che è valore assoluto.
Ogni scatto è per me un discorso intimo e troppo personale per farne solo uso.
Sono all’inizio di questo percorso, ancora è presto per vedere cosa sarà in futuro.

La tua arte è anche impegno sociale per mostrare una società diversa da come viene rappresentata nella dimensione pubblicitaria?

La pubblicità è un falsare la dimensione reale, troppa distanza dalla vita e dai problemi quotidiani.
Il mio impegno lo sto mettendo attraverso studi e nelle mie future mostre, nella salvaguardia dell’ecosistema e della biodiversità.
Sono convinta che la nostra arte e anche nel singolo individuo, dimori la possibilità di fare molto in tal senso, senza aspettare che siano sempre e solo gli altri a fare.
Ognuno di noi deve fare la propria parte per questa bellissima nostra Terra.

La fotografia coglie un attimo il quale non contiene nulla oltre a ciò che definisce. Ciò che cogli però può avere un valore simbolico, ossia che il significato di quello scatto rimanda ad altro?

Voglio cercare quel soggetto preciso che merita di essere reso eterno, “vedo” le mie foto con il cuore.
E’ il mio modo di vivere e vedere il mondo intorno a me, ognuno è libero di trovare nei miei scatti il proprio significato.

Quando hai la macchina fotografica in mano e vuoi fotografare, è la ragione o il tuo stato emozionale che definisce ciò che devi cogliere nello scatto?

La fotografia naturalistica, arte difficile e complessa, presuppone secondo me la ricerca della luce a “cavallo” ( alba e tramonto), è dipingere con questa luce e il soggetto ritratto va conosciuto a fondo, va scovato nel suo habitat spesso con l’ausilio del mio capanno mimetico anche ore e facendo attenzione nel mio respiro e nel muovermi nell’ambiente, attendo che lui venga da me per essere fotografato; fase del mio lavoro di ricerca, osservazione e tanto studio, ricca di phatos per me.
Ci vuole molta pazienza, amore ed esperienza per non disturbare o danneggiare la vita del soggetto fotografato.
A volte lo ammetto, percorro molta strada senza poi riuscire a tornare con uno scatto, altre volte resto incantata e immobile davanti alla scena che ho difronte e decido di non scattare se questo può salvaguardare la vita del soggetto.
Altri giorni sembra che non basti tutta la luce esistente, per ritrarre il soggetto amato. Diventa perciò imperativo decidere con ragione prima di uscire cosa fare e dove andare, poi però al momento dello scatto puro subentra il mio “sentire”. Sento salire l’emozione dentro me, lo paragono spesso ad un “orgasmo”, un sentimento di piacere potente e unico che mi fa premere il dito sul pulsante di scatto.
La foto la devo “sentire”, altrimenti non riesco proprio a fotografare.
Le svelo un mio piccolo segreto…di frequente sento un’emozione forte che sale improvvisa dal cuore, come una percezione sensoriale, e capisco che quello è il momento giusto per uscire a fotografare, molte volte abbandono quello che sto facendo e scappo via con la mia macchina fotografica che vivo come una parte di me.
Provo vero dolore fisico se non posso averla sempre accanto.

La realtà che fotografi, noto che la coglie nella sua essenziale purezza. Hai necessità di cogliere ciò che vedi così come lo vedi e quindi ti definisci emozionalmente con quello o hai necessità di “falsare” ciò che riprendi con artifici tecnologi e di colore o altre tecniche fotografiche?

Non sento la necessità di falsare i miei piccoli lavori, perchè per me la Natura è un’ Universo di rara bellezza e magnificienza che non ha bisogno di “trucco”e “belletti”.
Possiede in sè il senso più autentico di perfezione assoluta che elaborarla significa ferirla e tradirla. Amo la sua unicità, la sua primordialità, l’essere selvaggia, i suoi colori, i suoi odori, i suoi sapori, i suoi suoni e rumori.
Tutto ciò è forza e mi trasmette un linguaggio emozionale che va colto nella sua essenza e purezza.
Il mio riferimento qui è il Maestro Milko Marchetti, il quale mi ha insegnato il linguaggio (a partire dall’alfabeto tecnico e compositivo “la foto deve essere bella in macchina fotografica”), che mi ha permesso un’evoluzione personale e la ricerca di un mio stile distintivo.

Cosa ne pensi di quella forma d’arte che modificando le immagini, elaborandole, crea opere artistiche?

Ritengo che la fotografia sia una forma d’arte difficile da giudicare poichè utilizza elementi reali per esprimere il vissuto personale del fotografo.
Non rispecchia il mio pensiero è per me scorciatoia, ma ognuno deve essere libero di esprimere se stesso. Importante per me è metterci sempre la nostra faccia, le nostre idee, progetti e sentimenti senza cercare il paragone con gli altri e diventare mediocri “copie”, in ogni momento del nostro lavoro ( dallo scatto, alla post-produzione fino alla stampa) solo noi siamo in grado di sapere come vogliamo quella foto perchè solo noi abbiamo provato quelle emozioni e per rispetto poi a noi stessi e a chi osserva e premia le nostre opere d’arte.
Solo così si può andare fieri e a testa alta del nostro amato lavoro.

Roberta Pelone


foto a cura di Cristina Basaglia

Roberta Pelone, è nata a Feltre ( BL) il 12 Ottobre1967. Oggi vive a Bologna e fotografa Natura, come amatore da Novembre 2009. Stampa le sue foto in Paper Fine Art.
Tiratura: 7 stampe per ogni foto, con certificato di garanzia firmato dall’autore.

Attrezzatura usata:
Corpo macchina Canon Eos 40d, sempre impostata su “M” in manuale per poter creare esattamente quello che io voglio esprimere;
Obiettivo Canon 70mm/200mm f 2,8 serie L e obiettivo Tokina macro 100mm f 2,8 ;
Professional Tripod serial 190/GK13 e testa a sfera 486RC2 tutto Manfrotto;
Il mio inseparabile capanno e telo mimetico;
Il mio amato Kayak.

Roberta Pelone

Filosofia Artistica:
Con la fotografia mi sento libera, inversa, istintiva e la vivo con tale intensità, amore e meraviglia, da dare ricchezza e gioa alla mia vita. 
E’ anche un luogo di pace e silenzio, dove i miei sensi trovano senso.
E’ anche ricerca interiore e il mio continuo rifletterci dentro mi aiuta a rinnovare il mio linguaggio e l’intensa voglia che ho di sperimentare. 
Nel mio viaggio fotografico ricerco un tempo sospeso, carico di attesa e silenzio, che necessita di uno sguardo lento. Immagini non urlate, in sicura opposizione al linguaggio oggi più di moda: quello forte, estremo che ricerca l’impatto ed il colpo di scena. Prediligo, al contrario, un linguaggio che abbassi i toni, che colga i sussurri e le ombre.Quando fotografo ho la sensazione di dissolvermi e nasce istintivo in me quel sentimento d’amore per i soggetti ritratti , in uno scambio reciproco che mi dona la consapevolezza di voler evocare e rappresentare la bellezza, l’incanto, la tenerezza e l’ energia che sa trasmettere il mondo “natura” attratta dal mistero della vita che è nascosto in lei, così prendono forma i miei piccoli lavori.
Il riferimento per me, è il Maestro Milko Marchetti. Il quale mi ha insegnato il linguaggio (a partire dall’alfabeto tecnico e compositivo), che mi ha permesso un’evoluzione personale e la ricerca di un mio stile distintivo. 
Diventa quindi, secondo me, fondamentale il potere comunicativo ed evocativo della fotografia, che per emergere ha bisogno di unicità e progetti originali.

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