** Intervista All’Artista ** Michele Mautone – Novembre 2012

Intervista all’Artista
a cura del Dott.Valtero Curzi Filosofo

La sua arte è scultura, dove modella un oggetto per addizione, usando il cemento. Quale scelta artistica l’ha portata a scegliere il cemento materiale moderno per esprimere la sua arte?

Ogni scultore sceglie la materia che gli è più congeniale, perché lo caratterizza e rende meglio la sua espressione. Uso il cemento con sabbia lavica da sempre, fin da giovane studente; nel tempo c’è stata una certa evoluzione del procedimento artistico e sono passato dalla manualità dell’argilla che trasformavo, mediante calco,in cemento (vedi Sguardo Obliquo) ai lavori successivi che sono ben diversi per impostazione e procedimento tecnico, anche se non sempre lavorati per addizione. Ho sempre creduto in questa materia,il cemento,perché evoca la pietra naturale, lo scoglio,la pietra colorata delle nostre spiagge che tanto mi stimolano.

La scelta del cemento, che a sua volta è composizione, quindi composto, necessita l’addizione progressiva verso la forma dell’oggetto d’opera d’arte. Lei parte dall’idea di un oggetto ideale e seguendo quello crea, oppure segue un astrattismo compositivo che si definisce man mano che crea?

Come dicevo sopra,non sempre lavoro per aggiunta. L’addizione è nell’impasto, nei materiali che adopero, nell’aggiunta del colore, ma il procedere verso la creazione finale non parte mai scontato; una volta si toglie, perché non va bene e altre volte si aggiunge, a secondo dei casi. Parto sempre da un’idea o da un lavoro su carta(dico che i miei disegni sono le prime idee-sculture)definisco la struttura,i materiali da inserire che devono essere quasi definitivi per non lavorare inutilmente,poi vado a completare con la materia molle cementizia che si solidifica creando la forma desiderata. Così,la scultura viene definita, prima come struttura, e poi come forma finale con aggiunta dei materiali nella “collocazione ideale”,come pensato e programmato nella fase iniziale.

Posso definire la sua arte “materica”, e quindi porla in quella dimensione d’arte post-moderna, dove il concettualismo si ridimensiona verso forme d’arte più manuali?

Prediligo la manualità perché sono scultore e devo sentire le mani sulla materia,sia che modello,sia che scompongo la struttura,sia che manipolo la materia dell’impasto. Però definire la mia ricerca “materica” mi sembra molto riduttiva, perché ci sono tante idee di base che mi stimolano e fanno lievitare il lavoro; c’è la programmazione per delineare la struttura e poi la fase finale dell’opera che è quella più bella e creativa. Certamente mi pongo in antitesi con la scultura totemica, monumentale, classica, tridimensionale fatta di soli volumi compatti e solidi. Penso, invece, a una spazialità diversa, ad una appropriazione o invasione dello spazio senza condizionamenti, con sculture mai troppo scontate ma che definiscono chiaramente la mia idea con intelligenza plastico-visiva.

Quanto influisce nella sua arte il “concettualismo”?

Nel momento che descrivo tutte le fasi di lavorazione della scultura, dall’idea iniziale fino alla parte conclusiva con aggiunta di colori nell’impasto, credo in una operazione studiata e programmata. In effetti la mia ricerca che sembra distante dal concettualismo, attinge anche da questo movimento per contenuto intrinseco, poi dall’informale segnico e materico e alla ricerca della plastica del novecento perché sono convinto che l’artista si deve servire della storia visiva per poter essere distante e cercare la sua strada. Quello che mi interessa, come nuovo, è adeguare questa forma d’arte ai tempi che viviamo, creando delle sculture che vanno un po’ oltre per forme, per materie e spazialità.

Seguendo le sue sculture nel corso degli anni, e le modalità artistiche e i materiali usati, trovo una attinenza stretta con i materiali in uso alle costruzioni edili. C’è un nesso anche ideale fra le sue opera e l’arte di costruire?

Non credo ci sia nesso tra l’arte del costruire e le mie opere. Forse il modo di procedere per gradualità mi sembra l’unica affinità che possa avvicinarmi all’arte del costruire. Le materie, anche se adoperate nel mondo delle costruzioni, non stabiliscono nessun legame con la mia scultura. Sono particolarmente interessato ai materiali poveri in quanto alimentano la mia sensibilità di scultore e poi , perché hanno un vissuto ,comunicano di più. Parto dalla natura, vedo e osservo dovunque e questo mi stimola tante idee, i miei paesaggi vesuviani o campani, gli anfratti delle nostre coste, le pietre modellate dall’acqua e dal vento che conservano il fascino dei materiali naturali e pertanto si pongono all’opposto delle materie tecnologiche dei nostri tempi.

Le sue opere sono composizioni di vari materiali che generano “forma”, la quale proprio perché unità di vari elementi è Uno. La sua arte compositiva vuol cogliere l’Unità, l’Uno, o la particolarità che quell’Unità forma?

Le sculture degli ultimi anni sono assemblate da vari materiali, con aggiunta di colore dagli anni ’80 in poi, che delineano forme concave/convesse più o meno bucate perché mi interessa esprimere leggerezza e semplicità nelle stesse, pur conservando la freschezza dell’idea iniziale. In pratica l’opera non deve far emergere il lavorio e il travaglio del procedimento artistico, perché questo non aiuta la creazione. Mi interessa che le materie dialoghino tra di loro, si incastrino tra di loro e diano ognuno il proprio contributo alla creazione finale,quindi la particolarità che quell’insieme esprime e rappresenta.

La materia nella sua arte si libera della sua inanimicità divenendo protagonista dell’opera. Quanto di simbolismo troviamo nelle sue opere.

Mi rendo conto che al primo impatto su alcune mie opere “la materia”perda l’inanimicità e sembra diventare protagonista dell’opera. In realtà la materia è anche un mezzo, tramite il quale posso esprimere le mie idee plastiche, ironizzando e dissacrando il monumento classico e celebrativo ,creando spazi simbolici come “le edicole”, mettendo le sculture in cornice e lavorando sui “genere” della pittura,valico i confini della pittura e lavoro alla serie degli aquiloni, oggetti matericamente leggeri. Quindi l’aspetto simbolico pare che venga fuori attraverso scelte, sia del tema da trattare, sia dei materiali da adoperare.

Quanto di ricerca su stili e materiali percorre la sua espressione artistica?

IL mio primo periodo documentato di sculture (’80 – ’82) dal titolo “Sguardo Obliquo” è uno sguardo veloce e una riflessione sulla plastica del novecento e sulle tracce lasciate. Un modo di confrontarsi per poter capire e superare quelle indicazioni dei nostri maestri. Poi, il ciclo dei lavori “Il fuoco della terra” per sottolineare questa materia molle che si solidifica e prende forma di colonna, di anfora, di fiore, di figura ecc.ecc. Quindi i riferimenti alla natura sono gli avvii da cui sono partito; l’aspetto ecologico e le terre campane con i loro materiali quali il tufo campano, il legno e il ferro, hanno arricchito inoltre la mia ricerca. Con i primi anni’80 si inserisce nell’impasto cementizio,il colore, riconducibile all’osservazione delle pietre colorate dalla natura e alle prime sculture colorate dell’antichità. In seguito (anni ’90) inserisco i legni (già vissuti) e i ferri per assemblare meglio la forma-struttura con le forme organiche.

L’arte dello “scultore” usando il cemento come materiale di lavoro ha reso necessario una tecnica e procedura nuova rispetto alla tradizione ?

Il metodo più usato per realizzare sculture in cemento, mediante calco, è dato dal lavoro in argilla che una volta modellato viene trasformato in cemento, perché non si può manipolare il cemento ed ottenere la stessa sensibilità dell’argilla. Quindi si trasforma mediante il calco in gesso, cioè si prende l’impronta. Invece il mio metodo di lavoro è diverso (dal 1983 ad oggi), perché si inserisce direttamente la materia cementizia molle su una struttura già lavorata e definita, intervenendo con stecche e punteruole e poi si lascia solidificare. Ovviamente non si possono ottenere le stesse sensibilità o superfici con metodi tanto diversi, ma si ottengono altre soluzioni, differenti,ma molto soddisfacenti.

Le sue opere, mi dice, hanno sempre un principio teorico su carta a monte dell’esecuzione dell’opera stessa. Quindi l’opera non è pura creazione in sé, ma realizzazione di una idea concepita. Passaggio da potenza a atto?

Credo molto nella realizzazione della scultura a seguito della crescita o lievitazione di un’idea di partenza che , sia su carta o solo mentale, non interferisce e non sminuisce il valore intrinseco della creazione, ma le dà più consistenza. Questo perché l’opera su carta, essendo bidimensionale, ha una sua identità e valore diverso dalla scultura che rappresenta,invece, una somma di passaggi e soluzioni si inserisce in uno spazio reale, fisico, creando un rapporto con esso, con caratteristiche ben differenti dal lavoro su carta. La scultura, essendo tridimensionale, diventa un insieme di tanti disegni/profili affiancati uno all’altro man mano che si gira intorno all’opera.

Pensa che ci siano limiti e frontiere nel fare arte con materiali particolari come il cemento?

Penso che non ci siano limiti nel concepire una scultura con questi materiali particolari, forse avrà qualche limitazione l’artista più tradizionale che ha bisogno di esprimere volumi compatti e solidi o modellare la materia ecc ecc. L’artista nel realizzare la sua idea di scultura sperimenta tante soluzioni e in caso di difficoltà tecniche, è normale che fa scelte volte a superare l’impasse con sviluppi alternativi che non alterano i concetti basilari. La storia dell’arte ci racconta di tanti sviluppi subentrati in corso d’opera, a causa di difficoltà incontrate e superate grazie a scelte rivelatesi geniali.

La sua arte ha in se anche ricerca e tecnica, su materiali e tecniche esecutive?

Credo di aver proceduto nel mio percorso artistico/creativo di pari passi, sia nella ricerca che nello sviluppo tecnico, cercando di farle interagire tra di loro; a volte anche con qualche sacrificio creativo, ma finalmente soddisfacente. Nel momento che mi sono reso conto che la trasformazione,mediante calco, della scultura non esprimeva più quella carica emotiva iniziale, in quanto il colore risultava spento dal processo di trasformazione e non si riusciva a controllare pienamente,ho cominciato a studiare soluzioni alternative, creando strutture di ferro in cui potevo già intravedere il possibile sviluppo finale o definitivo. Questa svolta tecnica, di cui ho già parlavo nelle precedenti risposte è avvenuta nel 1983 e mi ha dato gli elementi tecnici e l’esperienza giusta per poter affrontare la sperimentazione e la ricerca artistica di questi ultimi anni.

La scultura “riprende” il reale. La sua arte vuol definire nuovi rapporti e definizioni del concetto di –spazio-?

La mia scultura riprende il reale!! Non lo so, penso che il reale, la vita quotidiana, la natura, mi dia la giusta spinta emotiva per poter sviluppare delle sculture che vivranno in una loro dimensione e il riferimento al reale è solo un nostro modo per ritrovarci, condizionati dalla nostra cultura. Non credo che il mio lavoro voglia definire nuovi concetti di spazio,ma semplicemente uno spazio più dilatato che interagisce con la tridimensionalità e l’articolazione, a volte frammentaria dei piani della scultura. Quindi per me lo spazio è qualcosa da aggredire, occupare e invadere in qualsiasi direzione, dall’alto e dal basso,non più statico che fa solo da cornice alla scultura.

Mi parla di “aspetto simbolico”. La sua arte può definirsi o rientrare nel simbolismo espressivo?

Ho parlato di aspetto simbolico nelle precedenti risposte, perché gli spazi che rappresento sono spesso ambientazioni architettoniche o decorative, che poco hanno di reale, ma vivono nella dimensione plastica e mentale; le edicole che sono piccole sculture, i monumenti (ironici e dissacranti), gli spazi per giochi e gli interni che derivano dalle primissime sculture. Alcune opere sono sviluppate pretestuosamente per evidenziare decorazioni e forme particolari; sculture con forme scivolose ed inclinate mi permettono di rappresentare spazio giochi per bambini. Parlare di simbolismo espressivo mi sembra un andare oltre, esprimersi anche attraverso il mezzo simbolico fa cogliere un altro aspetto della mia ricerca plastica.

Il colore nelle sue opere,trattando la materia, vuol darle un aspetto diverso dalla sua naturale esistenza?

Il colore nelle mie opere viene inserito negli anni ’80, quando la ricerca comune di tanti scultori si indirizzava verso il colore, sovrapposto e applicato all’opera d’arte, come patina; la mia ricerca,invece, prevedeva il colore nell’impasto cementizio in modo da creare materia colorata. Qualche critico di quegli anni teorizzava che la scultura, non potendo andare oltre se stessa,non poteva che andare verso il colore come sviluppo ulteriore. I miei riferimenti sul colore derivano dalla scultura dipinta dell’antichità e da osservazioni di sculture modellate dalla natura, dal mondo colorato che ci sta intorno,e dalla mia sensibilità di artista che non riesce a vedere senza colori.

Lei come si definirebbe: uno scultore o anche un “creatore di forme”, stante la caratteristica della sua arte.

In una biografia scritta tanti anni fa mi definii, oltre che scultore,modellatore e creatore di forme, anche perché allora sviluppavo tante forme concave/convesse che si componevano tra di loro con la necessità di chiuderle, articolarle, alle esigenze compositive per descrivere i volumi. Successivamente la ricerca ha preso altre direzioni, le forme plastiche sono state concepite diversamente, ho programmato e inserito altri materiali nella fase strutturale e la scultura ha cambiato volto, esprimendo valori e sensibilità più corpose.

Michele Mautone

Michele Mautone nasce a Marigliano (Na) il 13 Novembre 1947.
Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, studia scultura all’Accademia Belle Arti di Napoli con Greco, Perez, Mastroianni e Mazzacurati. Dal 1969 inizia l’attività didattica come docente di Discipline pittoriche al Liceo Artistico di Salerno e, dopo qualche anno, si stabilisce ad Eboli dove coordina il centro d’arte Centrart.
Nel 1977 si trasferisce al Liceo Artistico di Napoli, e si stabilisce definitivamente a Marigliano.
Dal 1978 al 1982 aderisce con grafiche ad iniziative di MAIL ART e collobora alla rivista HYRIA.
Dal 1997 fa parte del gruppo MUTANDIS e partecipa a tutte le mostre e performance del gruppo.
Sue opere figurano presso collezioni private e pubbliche (Museo delle Generazioni MAGI, Pieve di Cento (BO); Museo dei giochi e giocattoli, Albano di Lucania (PZ); Comune di Torrecuso (BN). 
Attualmente vive e lavora a Marigliano.

Michele Mautone

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