** Intervista All’Artista ** Lucia Ferrara – Agosto 2012

Intervista all’Artista
a cura del Dott.Valtero Curzi Filosofo

Lucia Ferrara vista da Marlene Esteban e viceversa. Per iniziare!!

Lucia Ferrara è sempre solo l’UNICA e SOLA, Marlene Esteban non è personalità doppia dell’artista. Marlene Esteban per Lucia rappresenta il perdurare dell’esistenza, non più fisica ma spirituale, è la volontà inconscia dell’artista di creare un limbo esistenziale, un figlio, un marchio di azienda, Marlene dirompe nello spazio terreno e crea un ponte verso la non materia, lo spirito, un ponte più alto verso Dio, investendo la sua energia in senso creativo più amplio e non solo pittorico. E’un mondo di ricerca e possibilità senza confini.
Per Marlene, Lucia è la madre, la matrice che innesca ogni meccanismo e soprattutto ARTISTA fisico, dei quadri, delle opere d’arte figurative. Lucia e Marlene hanno limiti di pertinenza una verso l’altra, per intenderci Marlene Esteban non firmerà mai un quadro, Lucia FERRARA firma ciò che è in-primis, VERA OPERA D’ARTE, la BASE da cui tutto può essere anche gioco e sperimentazione, il mondo delle possibilità extra, cioè Marlene.


Lucia Ferrara è Marlene Esteban nella sua espressione artistica pratica. E’ una esigenza interiore profonda per definirsi ed entrare meglio nella “poeisis” creativa dell’arte, entrando nello specifico del fare pragmatico?

Si certo Lucia Ferrara è Marlene Esteban, sono solo due nomi che firmano spazi diversi e seguendo il concetto di pragmatismo il sapere, per me, appunto, non è il fine della conoscenza, ma mezzo per modificare, come dai colori primari si generano una possibilità di esperimenti nuovi e diversi a seconda del dosaggio degli stessi.

La filosofia è una componente fondamentale della tua arte, mi dici. E filosofia è amore per la sapienza e conoscenza. Quali confini o limiti vedi nell’esprimerti dell’arte e hai necessità poi di superare?

La filosofia mi appartiene fin dalla nascita, l’amore, la passione per il sapere, il porsi domande sull’esistenza, la contrapposizione tra i concetti della materia e la non–materia, la vita, la morte. Intrecciare pensieri e tesi per generare un’ipotesi più alta, una verità fatta di piccole unità di pensieri. I PERCHE’ ETERNI sibilano in continuazione nella mia testa, l’arte è solo una possibilità di gridare al mondo chi sono, ma non per protagonismo, per esigenza vitale. La parola “limite” non mi appartiene, i limiti sono solo mentali, li pone la mente umana, la società, in realtà mi sento come l’Ulisse di Dante che sprona la sua ciurma al superamento di ciò che non si conosce, sono un’impavida, forse una senso senno, ma la sete della scoperta del di più, dell’otre, del non mai finito. Sono la mia vita, la vera scoperta, il primo limite da superare sono sempre IO! Mai arrivata, sempre in partenza!

Ti definisci ”complessa e poliedrica”, e ciò evidenzia una capacità di analisi olistica, con lo sguardo al tutto e non solo alla parte. Hai una percorso di sintesi nel tuo fare artistico che guarda a questa tua dimensione?

Sono incapace di pensare al mondo come una parte, quindi per ovvietà sono portata a guardare il tutto, ho bisogno di tutta la mela. Partendo dall’idea che un ‘artista per me ha la necessità di MODIFICARE e TRASMETTERE, di lasciare la sua impronta sulle cose, mi sono accorta che il campo dell’arte, fatto solo di quadri, non poteva accontentarmi. La mia poliedricità mi ha spontaneamente portato, nell’arte, come nella vita a occuparmi di molte cose. Ogni canale toccato mi ha trasmesso e segnato. Mi sono dedicata alla scrittura, alla poesia, al ballo, allo spettacolo, ecc … alla moda … altro ambito che molto mi affascina come mezzo di espressione umana; l’uomo trasmette chi è anche nel vestire, oggi questo settore è legatissimo all’arte. Unico fine di tante attività è di trasmissione del me interore, il mio concetto di esistenza e di mondo. L’essere così tante in una sola persona, avere così tanta energia, a volte ancora inespressa, genera tanta incomprensione intorno, data dalla provincia e dalla chiusura mentale contigua, questa complessità di fondo ti fa sentire aliena e porta spesso alla solitudine.



La tua arte, in molte tue espressioni tende a voler RI-ENTERPRETARE il passato, riprendendo i Miti classici. Ti sta stretta l’egemonia del concettualismo dell’arte di questo ultimi decenni?

Apprezzo ogni forma d’arte, essa assolve anche al compito di denunciare ciò che accade intorno a noi, testimonia il VUOTO, la perdita di veri concetti, dei valori, è un forma di protesta di fronte a spettatori che spesso ignorano anche ciò che pensano di vedere. L’arte moderna si fonda sulla figura dell’artista più che sui concetti che esso esprime, anche questo è motivo di domande e cambiamenti. Credo, oggi,ancora di più nell’arte classica, nell’estetica e nell’idea del Bello di fronte a questo tipo di concettualismo, come nella storia, ci sono sempre dei flussi di ritorno e per tornare al bello classico, occorre guardare indietro e trarre nuove vigore ed ispirazione dai grandi, mai spenti o arrugginiti dai secoli, il resto passa.



Al concetto di rientrepretare, associ quello profondo di “trasformazione”. Io vado ancora più in la: trasformazione è mutare e muta ciò che si evolve in sempre nuove dimensioni, anche esistenziali. Se lo è la tua arte, suppongo anche l’artista.? C’è in te uno stato in cui emozionalmente ti senti quasi, e dico quasi, compiuta?

Certo si, io come la mia arte mi ritengo un essere per così dire MUTANTE, tutti noi mutiamo e non ci fermiamo a pensarlo, ci mutano i dolori, le tragedie, gli orrori, l’amore, le “cose” della nostra esperienza terrena, ma pensare che l’ attimo dopo non siamo mai uguali all’attimo prima, mi fa capire come sia sublime questa possibilità! Non mi sento e non mi sentirò mai compiuta, anche nella vita, quando mi sentirò compiuta sarò finita. Sono in fase esponenziale di compimento di fronte al prossimo nuovo quadro, ad una nuova idea!

La tua arte pittorica non è un semplice definire un’”impressione”, ma nemmeno un esprimersi concettuale che fa a meno anche dell’opera d’arte stessa. Quasi volessi creare “mondi possibili” in cui poi agire, ma ciò necessita al contempo però creare l’essenza di quei mondi possibili. L’arte allora non è solamente messaggio ma anche “dottrina”. Io ci vedo in questo tanta filosofia? 
Ti senti portatrice di nuovi e sconosciuti messaggi emozionali e interpretativi del fare arte?

Mi sento portatrice dell’essenza di me, non di dottrine, penso alla mia vita anche come ispirazione e penso che l’arte nei secoli spesso è diventata buia come rappresentazione della vita stessa. Spesso, ricordo, fin dalle mie primissime esposizioni collettive e osservando le mie tele in mezzo a quelle degli altri artisti mi dicevo: ”La mia opera non c’entra nulla qui dentro!“. Essa era già un elemento di rottura con l’apparente equilibrio intorno, ho imparato negli anni a farne una forza, per me è così anche nella vita di tutti i giorni, non mi sento mai al posto giusto e come le mie tele URLO! Se dovessi esprimere un nuovo concetto sarebbe quello della speranza, della gioia, della fede nell’esistenza, così effimera ma pur così affascinante. Parto da me, dalla mia vita difficile per tramutare il dolore in un processo, appunto, di trasformazione e mutazione, in forza, colore, amore, passione, in mondi aldilà del reale, appunto MONDI POSSIBILI.

In molte tue opere ti esprimi attraverso un tuo particolare simbolismo, che associato al mito, costituisce una delle forme espressive non solo dell’arte, ma dell’essenza dell’uomo. Il simbolo è ciò che rimanda ad altro il significato di sé… quindi è anche messaggio. Qual’è il messaggio profondo ed essenziale della tua arte?

I simboli sono essenziali nella cultura umana, sono affascinanti e seduttivi, nascondono e svelano solo a chi ha la conoscenza per capire altre il primo sguardo, ma anche questa non è una novità, la storia insegna. Per conoscere bisogna studiare, per capire profondamente bisogna avere la capacità e la tecnica per andare oltre il mondo delle effimere apparenze, alla ricerca dell’arca perduta.
Il profondo significato della mia arte è LA VITA STESSA e la FEDE profonda nell’AMORE, la forza che dimentichiamo, è la più forte in quanto FECONDA, GENERA, PRODUCE.

Una costante delle tue opere è il fondo scuro sui cui poi determini l’opera. E’ l’inconscio da cui trai materia e significato espressivo?

La scelta del fondo scuro è duplice, una é pura scelta tecnica e scenica, poiché il nero, in quanto non-colore perfettamente incornicia un mondo pieno di essi. Poi esiste un altro ed ulteriore messaggio, il nero è l’inconscio dal quale il mio mondo di energia vuole uscire, il mondo imprigionato dalla cornice nera, che è al tempo stesso dettaglio importante dell’opera, ma pure costrizione.

In due opere evidenzi chiaramente il concetto di metà, immagine che lascia trasparire la ricerca dell’altra, mancante. Che significato ha in te e nella tua poetica pittorica il concetto di “assenza”?

L’essere umano non ha la vera comprensione del sé, si arriva alla conclusione del nostro viaggio, senza avere mai ottenuto una vera coscienza e/o parziale conoscenza del proprio IO. L’uomo è per forza un essere a metà, incompleto, l’altra metà che gli sfugge è quella più pura, spirituale, che molti non colgono o non hanno la capacità di ascoltare e decifrare. Intendo l’uomo costituito da più parti, spesso ne usiamo solo una o poche, la metà è anche rappresentativa delle maschere che portiamo e che ci nascondono ed impediscono il completo svelarci, le parti al tempo stesso diventano anche le parti delle esperienze che si compiono nella vita, insegnamenti indiretti che riaffiorano a tempo debito. L’Essenza è la vera coscienza, non si arriva neppure a sfiorarla, è presente come un’energia, un magnete ed è costituita dalla continua ricerca di sé e dell’armonia universale.

Ti senti portatrice nel tuo fare arte di un messaggio “profetico”, intendendo con questo termine una dimensione pedagogica?

La parola “profeta” compare nella mia vita meravigliandomi costantemente, ma pure con un senso di certezza silenziosa, non ho mai pensato di farmi profeta di un messaggio, di un insegnamento, mi rendo conto che la mia arte lo fa, quasi staccandosi dalla mia razionalità. Irrazionalità e l’istinto,sono per molti versi il mio imprit e mi affido a loro ciò, anche se ciò che si riversa sulla tela vergine è vagliato dalla razione che, mi pare, in ogni caso lasci evidenti segni pronti da cogliere. Avendo insegnato per qualche anno, penso che la COMUNICAZIONE mi sia naturale e forse in questi termini la parola PROFETA nel senso antico del portare un messaggio, una conoscenza, una prospettiva di lettura, si posso essere un profeta.

Il tuo messaggio artistico è molto spirituale. Il tuo orizzonte interpretativo è religioso o è su quel versante laico della spiritualità in senso lato, ma che ha in sé connotati anche religiosi?

La mia arte è fede è religione, la fede mi accompagna da sempre, alla mia predisposizione naturale devo il dono dell’EMPATIA, all’ incredibile insito nel termine PIETAS su cui si fonda la nostra stessa religione, un percorso che ti avvicina a Dio e all’Armonia del creato all’essere umano così facile preda del male. Non chiamo Dio con un solo nome, comprendo ed accetto le atre religioni, traendo linfa da altre dottrine, Dio è in tutto ciò che faccio.

Marlene Esteban è l’altra faccia della medaglia dell’artista Lucia Ferrara. Come ti muovi emozionalmente da una dimensione all’altra senza subire un minimo di influenza di una sull’altra. Ossia il pragmatismo di Marlene influenza la purezza espressiva di Lucia Ferrara artista?

Marlene è un braccio la guardo con questa prospettiva, la uso quando mi necessità, forse è per questo che non mi influenza, come il braccio risponde al segnale del nostro cervello, così io uso Marlene.

Nella tua opera scorgo costantemente la dialettica del concetto duale: io-l’altro, spirito-materia, odio-amore, presenza-assenza, oscurità-luce. C’è in te una dimensione di armonia e sintesi poi? E anche, la tua anima ha una visione così concettualmenete duale, e come agisce nel quotidiano?

Vivo il eterno dualismo tra le forze, contrapposte come calamite di segno opposto, Male e Bene, ma non sono l’unica, tutti noi in ogni momento dobbiamo scegliere cos’è il meglio, non si può affrontare il male se non si conosce e non si può generare del bene di conseguenza. Anche se non si può parlare del bene assoluto, anche i concetti di bene e male sono molto personali. Ma devo dire che la Dominante che vince, nel mio caso, è la luce, il bene. Così nell’arte come nel quotidiano, a differenza dei miei quadri che denunciano le metà, io cerco di essere unità, composta da tante parti, mantenendo uno spirito fresco e di meraviglia verso il mondo, un po’ come i bambini, che percepiscono ciò che da adulti perdiamo,nella loro sincerità, la pulizia di pensiero in loro non esiste malizia, ma sono attenti e saggi osservatori silenziosi e sottovalutati. Questo mix di contrapposizioni e poli opposti sono IO, ho imparato negli anni ad accettare la mia Unicità.

Le donne che rappresenti mi ricordano la dea Medusa, con i suoi capelli avvolgenti e tenebrosi e il suo sguardo che pietrificava se guardato direttamente. Hai una particolare dimensione interpretativa sullo sguardo? Nelle tue opere sei tu al fine che vuoi guardare dentro l’osservatore. Lo vuoi pietrificare coma la dea Medusa, cioè ammaliare nella tua arte?

Si MEDUSA è una delle opere che stò realizzando, sarà un opera composta da 4 pannelli singoli che uniti formeranno di una dimensione completa di 240×240, un manifesto a sezioni (sto lavorando molto su tavole composite, sul sito puoi vedere Cleopatra, Le tre Grazie, Eva, mi piace l’ idea della vendibilità dell’opera a pezzi, della loro possibile dispersione nel mondo, e poi nella futura volontà di ricomporne il puzzle, pezzi di me spersi nel mondo da riassembrare). Le mie opere devono anche incantare lo spettatore, l’arte è anche bellezza , sempre soggettiva è anche spettacolo apparente accessibile a tutti, ma comprensibile a pochi. Ogni artista mette sé in ciò che crea, ed è vero sono sempre io, ad affacciarmi in varie vesti nei miei quadri, lo faccio inconsciamente. Ho un chiarissimo obiettivo artistico che è il mio unico fine vitale, RIUSCIRE usando tutte le mie capacità. I capelli e i serpenti annodati sono sempre simboli, degli intrecci della vita e delle tentazioni e Medusa è sicuramente per alcuni aspetti, la mia incarnazione più naturale dal punto di vista artistico.

Ti confessi poliedrica: dallo scrivere, alla poesia, dalla pittura, al fare pratico d’arte. C’è un filo conduttore e interpretativo in questa multiforme attività espressiva?

Si il filo conduttore sono sempre e solo IO ,tutto si fonda su ciò che sono, su ciò che sento e penso, mi sfrutto, so di essere una fonte sempre assetata, tutto non mi basta, desidero di più, arrivata ad una meta, penso immediatamente alla prossima, sono un TORNADO, nell’arte, dove passo voglio lasciare un segno, anche questo è parte di un percorso creativo che si intitola LASCIAMI IL SEGNO (una serie di esperimenti istallazioni dove è il pubblico a realizzare l’opera).
LASCIARMI IL SEGNO è in forma sperimentale poiché di fronte alla richiesta di “lasciami il segno” l’uomo lascia una firma, una frase, ma non è quello ciò che voglio, il vero intento di lasciami il segno è un richiamo alla CATARSI greca, davanti alla tela vuota il pubblico deve riversare liberamente il proprio stato emozionale del momento, distruggendo, invadendo, mancando di rispetto alla tela stessa, facendone atto di liberazione. Ecco un esempio della mia poliedricità sul campo! Le persone ricordano le mie opere, ad ognuno arrivano in forme diverse, chi ricorda attraverso la poesia che si fa istallazione fisica o alla musica che è parte integrante del percorso scenico della mia arte. Oggi sono solo ad un piccolo trampolino, attendo, con la NON PAZIENZA che mi appartiene, di poter LASCIARE nel mondo un’ampia traccia, così che io non sparisca ma diventi e resti IMMORTALE, e dico sempre: “NON SO COME CE LA FARO’, MA SO CHE CE LA FARO’”, perché è una sensazione che arriva dal mio istinto, dalla punta che scorgo della coscienza totale di me.

 

Lucia Ferrara

Lucia Ferrara nata nel 1975 in Italia. Introversa e libera, profondamente inquieta, accompagnata da una grande capacità di osservazione e sensibilità. Nelle sue opere e il desiderio acuto, il fine estremo della lirica attraverso il colore e la forma incisiva per mutare qualunque modello d’esperienza, dal realismo all’astrazione, in una continua ricerca di forza espressiva, d’energia. È una personalità eclettica , sotto l’apparenza eccentrica di una personalità ribelle, si scopre una profonda sete di conoscenza e una vorace ricerca di nuove esperienze. Nel suo mondo, poesia e filosofia dell’ Essere, sono legati da una simbiosi potente, percettibili e rintracciabili, tra le parole e le figure, il concetto, l’ideale del bello, l’equilibrio non si perdono mai. Le immagini di grandi dimensioni, si animano di messaggi nascosti, inconsci, viaggi ed esplorazione.
Nell’artista, i riferimenti alla cultura pigmentata e solare, mediterranea, ed italiana si fondono alla modernità e la velocità coinvolgente della città metropolitana a cui la sua arte si rivolge. In continuo divenire in trasformazione. Mai uguale a sempre. La maturità personale segna il suo cammino dalla grafica ad acquerello,e poi all’acrilico su tela. Figure, per lo più femminili, intrecciate e annodate tra i loro capelli, racchiuse nei loro corpi, smarrite tra i loro pensieri,donne in dicotomia tra razionalità ed emotività, tra ingenuità ed ambiguità. Donne tra le pieghe della vita e segnate dalla stessa, ma impetuose e misteriose nel loro negarsi all’evidenza. La sua arte è contemporanea, straripante di impulsività, di colori invadenti e improbabili, nasce dallo sguardo sulla società, sulle sue creazioni moderne, dalla moda, la pubblicità, alla ricerca di un nuovo ideale di bellezza “perfetta” e irraggiungibile. Le sue immagini appaiono nella loro essenza forti e chiare,nelle creazioni grandi e sensuali si viene coinvolti, sedotti e inglobati, mangiati. L’arte della seduzione visiva, l’intento aggressivo dei colori ,così come il nostro tempo, che ci attrae, e poi ci abbandona, naufraghi,così come tra i suoi capelli intrecciati ed avvolgenti. Oggi vive e lavora in Italia.


Lucia Ferrara
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