** Intervista All’Artista ** Valerio Betta – Aprile 2012

Intervista all’Artista
a cura del Dott.Valtero Curzi Filosofo

Le faccio subito una domanda d’obbligo: chi è per lei l’artista Valerio Betta?

Valerio è una persona impegnata, che cerca di sperimentare in continuazione e che ha bisogno di esprimere sulla tela quello che ha dentro; una persona che si emoziona sia tutte le volte che si accinge a dipingere sia quando vede realizzato il progetto pensato, ripensato e macinato dentro.
Sicuramente questa è una domanda che l’artista pone a se stesso centinaia e centinaia di volte nel corso della sua vita e alla fine, io credo, ogni opera è in realtà un tentativo di risposta.

Subito la domanda su un aspetto che mi ha colpito immediatamente: in molte sue opere, specie quelle su olio, vengono rappresentati personaggi senza volto, come se volesse raffigurare il genere umano nelle sua quotidianità attraverso la sua dimensione “universale “ e non “particolare”. Vede la sua poetica pittorica attraverso una dimensione di idealità?

Il messaggio che voglio dare con la mia pittura è senza dubbio poetico e positivo. I miei personaggi sono rappresentati sia nella quotidianità che in particolari momenti gioiosi della vita: una festa, un matrimonio, un momento di svago. Ho scelto di non rappresentare il volto perché voglio lasciare a chi osserva il quadro, l’emozione di vedere oltre la situazione proposta e di avere la possibilità di potere completare l’opera con la propria immaginazione.



Il colore è protagonista nei suoi quadri come se volesse colorare la realtà, in sé opaca. Quanto impressionismo c’è nelle sue opere?

L’impressionismo è quel movimento che deriva direttamente dal realismo e si interessa soprattutto alla rappresentazione della realtà quotidiana e non si occupa dei problemi ma solo dei lati gradevoli della vita quotidiana. Sicuramente, sotto questo aspetto posso dire che c’è molto impressionismo nei miei lavori. Solo la tecnica esula da questa corrente in quanto amo ricercare, usare vari supporti compresa la stoffa e spesso anche una foglia d’oro che impreziosisce i miei lavori.



I suoi scorci di Natura, presa nelle sue più variegate forme, hanno una armonia di colori e forme che fanno pensare ad una Natura più sentita che veduta. Quanto, nella rappresentazione della Natura, Lei coglie o mette di suo?

Dal punto di vista della poetica per me la natura è un’ immensa fonte di emozioni e di stimoli e attingo molto da essa nei miei lavori, proprio perché può rendere piacevole qualsiasi cosa rappresenti senza ricercare alcuna romantica evasione verso mondi idilliaci. Nei miei lavori qualcuno vede una volontà dichiarata di calarsi interamente nella realtà per evidenziarne tutti i lati positivi e piacevoli. Anche le rappresentazioni paesaggistiche portano il segno della bellezza della natura e del progresso della civiltà. I miei sono paesaggi visti con occhi emozionati nei quali colgo l’essenziale ma metto molto di mio.



Nei suoi quadri avverto in Lei l’intenzione di fermare per un attimo la realtà rappresentata, come in una istantanea fotografica. I personaggi rimangono in posa, ma senza una identità particolare. Forse la loro particolarità individuale Lei la sacrifica nella visione di una Natura che li contiene?

Ha colto un particolare importante presente nei miei quadri. Le motivazioni che mi 
spingono a fermare la scena, come l’obiettivo di una macchina fotografica, sono quelle di riportare la realtà circostante, il sentimento, il modo di essere e di sentire e di coglierne il momento irripetibile nel tempo, gli attimi, i gesti, le luci e le situazioni così come si presentano: il bello e il brutto della vita che abbiamo l’avventura d’incontrare.

Guardando le sue opera, quelle ad olio su tela sabbiata, raffiguranti scorci di mercati o di carnevale, e quelle ad olio su tela, traggo un diverso modo di rappresentare le figure umane, perché se nelle prime l’indifferenziazione è normale trattandosi di scene indefinite nel particolare, nelle seconde i personaggi sembrano quasi in attesa di essere colti in una loro rappresentazione, come se volesse che sia l’osservatore a dare fisionomica al personaggio. Forse lei vuol sottrarre alla dimensione ideale i personaggi raffigurati, donando all’osservatore la possibilità di vedervi un proprio mondo espressivo?

Mi è piaciuta molto questa sua osservazione e interpretazione: ha saputo cogliere il senso della mia pittura e quello che con il continuo impegno, cerco di offrire all’occhio dell’osservatore. Personalmente preferisco lavorare ad olio su sfondi sabbiati in quanto mi sembra di ottenere risultati più indefiniti e poetici. Negli ultimi tempi uso, con grande soddisfazione, come supporto la stoffa, che lascio tale e quale, per esempio, come vestito di una modella o la copro di colore o di foglia d’oro ottenendo emozioni diverse e suggestive. E’ chiaro in me l’obiettivo di coinvolgere l’osservatore per farlo partecipe al progetto emozionale.



Il colore, come sappiamo, non è caratteristica dell’oggetto guardato, ma dimensione di colui che guarda, per effetto della retina dell’occhio. I suoi colori, a volte vivaci a volte armoniosi e pastosi interpretano o raccontano semplicemente?

In entrambi i casi comunque regna una armonia cromatica tale per cui non si ha il senso di un semplice rappresentare quanto di un viaggio onirico. La sua realtà pittorica rappresentata in quale versante si pone.

Rappresentazione o interpretazione?

Sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, a volte basta cogliere i particolari che solitamente possono passare inosservati: l’energia che sprigiona una semplice nuvola, la forza che traspare dal cielo sereno o dal mare in un giorno di normalità oppure le emozioni scatenate da un tramonto o la sensualità di un corpo femminile. Ciò che si può notare da subito nei miei quadri è l’importanza dell’armonia cromatica e il colore dalle tonalità calde che mi aiuta ad esprimere le emozioni che mi suscitano i soggetti che dipingo. Talvolta si tratta di una semplice rappresentazione ma il mio obbiettivo è quello di interpretare quello che i miei personaggi vogliono trasmettere.



Il suo mondo pittorico, da cui trae scene o impressioni, è affollato come testimoniano le opera, quasi volesse saturare di componenti le scene rappresentate. C’è in lei un’ansia pressante di voler cogliere e rappresentare la complessità del veduto, che non è mai fatto isolato o condizione semplice, ma complessità relazionale?

Partendo da una tela bianca fissata al muro o su un piano di lavoro orizzontale elaboro e concepisco le immagini attraverso uno stimolo iniziale che prende vita e acquista significato con il tratto e il colore e che mentre si concretizza sulla superficie mi suggerisce il continuo. Il mio lavoro parte da un interesse sviluppato attraverso l’ideazione di quadri concepiti come una idea di fermo immagine dove il movimento intrinseco nella composizione riflette quella sensazione di tempo in bilico tra ciò che è accaduto e ciò che dovrà accadere, un senso di atemporalità dove appaiono in primo piano le trasformazioni e il ripetersi di figure che si addensano in un miscuglio di materia. Grazie all’utilizzo dei colori ad olio su tela trattata e della loro caratteristica di lenta essiccazione ho l’opportunità di intervenire modificando continuamente la materia.

Un’opera pittorica è sempre un’immagine colta nell’attimo, 
un’impressione, ma il suo attimo colto ha il sapore di un frammento 
di memoria. In quale contesto la memoria entra nella sua poetica
pittorica?

Noi uomini siamo in grado di elaborare stimoli ambientali che si presentano in gran numero e possono cambiare rapidamente. Anche quando lo stesso stimolo appare più volte, non si presenta mai nello stesso modo.
Per questo è indispensabile farsi aiutare dalla memoria e questa entra massicciamente e si associa alla poesia e all’emozione nella realizzazione di un dipinto.

Lei dice: I miei sono paesaggi visti con occhi emozionati, siccome emozionarsi è interpretare. Quanto di animismo c’è nella sua 
pittura su paesaggi della Natura?


I miei temi preferiti relativi ai paesaggi sono nevicate con figure che si incontrano e colloquiano sui temi della vita di tutti i giorni ma anche su argomenti più complessi come quelli relativi all’esistenza. Le slabbrature delle figure, la loro mancanza di volto, le posture studiate appositamente per farli parlare puntano più a cogliere dettami interiori legati ad una visione animistica della mia pittura. L’obiettivo è quello di catturare il momento in cui l’anima passa sul volto.

Se lei nella sua pittura volutamente delinea dimensioni
 vaghe e indefinite per lasciare spazio all’osservatore di completare
 l’opera con la propria immaginazione, non ha il timore che lo stesso
 osservatore colga di lei una dimensione particolare, una di tante
 quanti siano gli osservatori, divenire insomma un uno,nessuno e
centomila?

Sinceramente non mi sono mai posto questo problema e Lei fa bene a sottolinearlo. Posso comunque assicurarle che durante le esposizioni ho la conferma che il mio obbiettivo è spesso raggiunto in quanto i visitatori stessi mi riferiscono di provare emozioni che sono diverse e così ognuno completa l’opera con la propria fantasia e sensibilità e questa interpretazione si limita all’opera e non all’autore. Pertanto non dovrei avere motivo di preoccuparmi.

Nel delineare artisticamente scorci di vita quotidiana Lei 
compie anche una ridefinizione della realtà rappresentata. Il reale o
vero, è filtrato in una luce quasi metafisica. Quanto di quella
 realtà che lei rappresenta ha una dimensione ideale, direi quasi
 platonica, quasi a voler definire copia la realtà rispetto ad uno
stato ideale?

Questa domanda mi è piaciuta molto perché non avevo mai pensato di vedere i miei dipinti sotto questo aspetto; in realtà è proprio vero che io cerco di rappresentare quello che potrebbe essere la dimensione ideale della situazione.



Lei da molta importanza all’armonia cromatica, ossia al
colore nel suo essere percepito. Ma quell’armonia, percepita nelle sue
 opere, la si interpreta come significato della realtà rappresentata ed
essendo armonia, ossia dimensione armoniosa, è propriamente messaggio
 non di particolari, ma dimensione olistica, del Tutto. La sua
 armonia è per lei Bellezza, il Bello ideale?

Penso che la bellezza nell’arte non possa essere ottenuta semplicemente guardando alla natura e imitandola passivamente, perché la natura raramente è perfetta ed esente da difetti. Pertanto cerco di effettuare una selezione, cogliendo il bello disperso in essa e proponendone una sintesi ideale, in modo da raggiungere quello che io potrei definire un bello assoluto.

Valerio Betta

Valerio Betta è nato a Nozza di Vestone nel 1949 dove vive e lavora.
Ha frequentato alcuni corsi organizzati dall’A.A.B. di Brescia tenuti da O. Di Prata e nel 1973, frequentando lo studio del prof.G.Nino Ramorino, famoso acquafortista, conosciuto anni prima, ha appreso la tecnica dell’acquaforte. Da questo incontro si sono aperti nuovi spazi per la sua sensibilità artistica.
E’ stato uno dei fondatori dell’ Associazione Artisti Valsabbini; ha ricoperto la carica di segretario per alcuni anni e ha coordinato l’organizzazione di varie esposizioni e del catalogo “Sinestesie”.
Esegue personalmente nel suo studio-laboratorio i vari processi di incisione e di stampa, alternando alla grafica i colori e la modulazione del disegno.
I suoi lavori, eseguiti su sfondo sabbiato, sono atmosfere invernali ove i colori diventano sensazioni che non sono mai fredde, ma cariche di sentimento e molto umane. Gli acquerelli sono molto gioiosi con scene della valle e del Garda, quasi miniature ottocentesche, sogni che camminano sul colore, oppure grandi vasi di fiori che si perdono nello sfondo e sembra quasi che non ci sia distacco tra il fiore e lo sfondo ma anche lo sfondo sia una continuità dell’atmosfera del fiore e delle foglie.
E’ in attività dal 1970, con presenze in numerose rassegne nazionali e internazionali.
La sua prima mostra importante è quella presso la Galleria La Cornice di Desenzano nel 1977 e poi alla Galleria La Proiezione di Verona nel 1980. Nel 1976 ottiene a Milano il “Premio grafica Italiana Contemporanea” e nel 1978 il “Premio Moretto“ a Brescia.
Negli anni 1979 e 1980 ha tenuto una mostra permanente presso la pinacoteca di Salsomaggiore Terme e attualmente presso Scultura e Design a Milano.
Alterna mostre personali a manifestazioni internazionali: nel 1985 è invitato alla Biennale d ‘Arte “Seetal” a Zurigo, nel 1988 alla Biennale di La Spezia e nel 1993 all’ Italian Pavillion diTokyo.
Mostre personali a Brescia, Galleria UCAI nel 1997 e nel 2003, alla settimana d’arte di Cecina nel 2005 e nel 2009 e presso Studio Arte Dama, Museo Piccolo Miglio, museo Mille miglia sempre nel 2009 e Palazzo Martinengo nel 2011.
Opere grafiche si trovano presso: Biblioteca Nazionale di Roma e Firenze, Musei d’Arte Moderna di Parigi e Amsterdam , Archivio della Biennale di Venezia, Galleria Suzzara (Mn), Museo “Rosso Malpelo”(En).
La sua attività è documentata presso “L’archivio monografico per l’Arte Italiana del 900” in Firenze, “Museo dell’Informazione” – Senigallia e “Civica Raccolta del disegno”- Salo’.
E’ citato su numerosi dizionari d’arte: Dizionario dei Pittori Bresciani, Il Quadrato 1981, Annuario Comanducci n°7, Dizionario Comanducci n°5, Catalogo Nazionale Bolaffi Arte Moderna n°13, Elite – dizionario dei pittori italiani, Arte Oggi, Novecento e su siti di gallerie d’arte nazionali ed internazionali.

Bibliografia: A. Bonomi, Betta Valerio, “Sinestesie. Artisti di Valle Sabbia”, Salò, S&B Trade Promotion, 1992- Giornale di Brescia, Bresciaoggi, Comunità di Vallesabbia, Giornale del Garda.
Betta Valerio
Via G. Matteotti, 14°
25070-Nozza di Vestone (BS)
Mobile: 3332690881
Valerio Betta nel web
Email Valerio Betta

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • Digg
  • Google Buzz
  • Blogger
  • Tumblr
  • Technorati
  • RSS
  • Email

Lascia una risposta