Poetando d’amore

Poetando d’amore.

Premessa .

 Il lettore che si accinge a leggere un libro di poesie d’amore,  ha fin dall’inizio la sicura convinzione che l’autore voglia dedicare i versi della raccolta ad una persona amata, che può essere la figura di musa ispiratrice, vaga e indefinita , oggetto del suo amore, o semplicemente una dimensione materiale e contingente del suo sentimento, riconducibile ad una persona del suo vissuto quotidiano. Ha  comunque una  certezza : che vi sia il soggetto che ama, in una dimensione univoca , e che ci possono essere varie e possibili dimensioni oggetto dell’amare.

Infatti la mancanza di una delle due figure, chi ama o chi è amato, negherebbe il sentimento stesso, cioè l’amare. Giungiamo così  ad una prima determinazione certa: l’amare è atto di trasferimento da una anima ad una altra, è porsi nell’altro, è determinare sé ponendosi nell’altro. Il filosofo tedesco Hegel  direbbe che è un negarsi. Infatti, ci si pone nell’altro (tesi) , solo negandosi (antitesi), e porsi poi nell’amare come sintesi. L’antico filosofo greco Platone nel Simposio dialoga su l’amore , considerato non solo da un punto di vista strettamente erotico, ma anche come “amor mysticus”, in cui l’Amore è metafora della dialettica, che ha un suo referente: l’amore omosessuale maschile. L’esistenza di quest’ultimo non escludeva però la presenza di quello eterosessuale. Amare quindi è atto soggettivo, che per essere deve negarsi, e ritrovarsi nella sintesi, nel Noi diremmo. Ecco l’altra certezza: l’amare come necessità del Noi, come sintesi di sé e dell’altro. Se nel dualismo di chi ama e chi è amato, il primo è posto necessariamente nella sua figura certa e sempre identica a sé stesso (chi ama è sempre lo stesso agente ,ossia chi ama), per contro l’oggetto dell’amare varia a seconda delle situazioni e condizioni. L’oggetto dell’amare può essere una figura ideale (amore platonico), una figura mistico-religiosa ( l’amore nel Cantico dei Cantici), una dimensione umana idealizzata ( l’amore del dolce stil-novo dei poeti italiani del duecento, Dante con Beatrice e Petrarca con Laura ), una figura sublimata nella passione romantica ( la bella Lotte  del Werther di Goethe  o la  Teresa nel Jacopo Ortis del Foscolo). Oppure semplicemente nell’amare materiale d’ogni giorno, con le sue interpretazioni contingenti e pragmatiche. Non è in questa premessa del libro che interessa indagare sull’amare specifico, nei suoi aspetti psicologici e psicanalitici, quanto voler cogliere quello stato emozionale che spinge una parte (chi ama) ad agire e porre un sentimento amoroso verso l’altra parte (chi è amata). Ma chi ama, ( o agisce in una dimensione d’amore), necessariamente deve porsi fuori da sé per amare, deve porsi nell’altro, o nelle dimensioni e figure sopra menzionate , oppure agire in una dimensione particolare e assai celebrale e cioè : amare l’amore o amare l’amare

Una raccolta di poesie d’amore allora può “raccontare” quel  sentimento specifico e particolare: “ amare il sentimento d’amore nelle sue manifestazioni emotive ed emozionali”. Per farlo però deve porre chi ama  (ossia chi raccoglie o scrive versi d’amore) e l’oggetto di quel’ amare , che a sua volta è il sentimento stesso di colui che raccoglie e scrive versi d’amore. Narcisismo, siamo portati a pensare?

 Non necessariamente. Amare l’amore (o l’ amare ), è dimensione emozionale dell’autore, nella misura in cui esso “interpreta” e “indaga” quel sentimento, cogliendone sfumature e dimensioni che egli stesso sente e vive. Perché amare è principalmente vivere, ma vivere non è necessariamente amare. Da questa determinazione parte la raccolta di poesie d’amore , come momento determinativo della emozionalità dell’anima. Infatti amare è faccenda dell’anima , perché solamente con la passione si ama e non con la ragione. Una raccolta di poesie d’amore, se razionalmente è atto della ragione come manifestazione concreta, per contro è determinazione della volontà passionale e emozionale di “interpretare” la vita. Amare è vivere.

La poesia è il mezzo per interpretare l’amore come sentimento, e il poeta (o chi scrive versi) è l’interprete di quel sentimento, nelle sue innumerevoli forme e dimensioni.  Ma  “interpretare” vuol dire necessariamente entrare dentro di sé e “contemplarlo”,  attraverso il proprio vissuto. Ciò presuppone però, che per essere a sua volta “raccontato” deve essere conosciuto, ossia si deve  amare. Ne consegue quindi  che per  interpretare l’amore si deve necessariamente amare. Pare un’ovvietà banale, che ha però una conseguenza e determinazione fondamentale : se parlare o (poetare) d’amore vuol necessariamente dire  conoscerlo (ossia viverlo), se ne trae la conclusione che poetare d’amore, come sentimento auto-riflettente, è in ultima analisi amarsi, ma come sentimento “di ritorno” dentro di sé. Non è narcisistico, perché quest’ultimo nemmeno esce da sé. rimanendo sostanzialmente sterile

Se amare è porsi nell’altro ,come detto, nella dimensione del  “amare l’amare”, noi siamo direttamente nella dimensione etica e morale del sentimento stesso. Amare l’amare è amare, e se amare è porsi nell’altro , ne consegue che noi ci poniamo direttamente nel sentimento d’amore ( che è” l’altro”). Noi entriamo nel sentimento proprio dell’amore,   amiamo nel purissimo sentimento d’amore. Il poeta non è forse colui che interpreta le emozioni e sentimenti dei molti, cogliendone la universalità?. E come scrive l’altro grande  filosofo greco Aristotele  “l’universale è ciò che è predicato di molti”, parlando delle specie,  nelle cose dell’amore occorre che sussista l’ auto-coscienza dell’amare, occorre propriamente che si voglia amare. Ossia voler amare l’amare.

La poesia d’amore diviene predicato dei molti, ossia concetto universale.

 

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Rubrica letteraria-filosofica su forme espressive d’Arte

Fare arte è esprimersi. Ed esprimersi è porre la propria dimensione umana in un contesto interpretativo, il quale necessita di “strumenti” per farlo. Arte allora è pittura, scultura, poesia, letteratura e tutto quanto emerge dalla “poiesis”, fare e creare, della capacità umana. Ma se il fare arte è interpretare, ciò presuppone un soggetto che interpreti, ossia colui che pone un contesto interpretativo all’attenzione. Non esiste arte se non è “proponimento” verso qualcuno o qualcosa. Anche il poeta che scrive solamente per sè, propone se stesso a  se stesso.

Aprire una rubrica letteraria-filosofica è un progetto: progettare un modo costruttivo di relazionarsi

Questo mi interessa.

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Aggiornamento Libri d’Artista – Art Gallery Museum NabilaFluxus

Da poco aggiornata la sezione Art Gallery Museum: Libri d’Artista al sito di NabilaFluxus.
Le Opere gentilmente Donate dagli Artisti al Museo NabilaFluxus sono ora consultabili al sito www.nabilafluxus.com.
Un Sentito Ringraziamento agli Artisti per la loro Donazione.
Chiunque voglia sentirsi parte del Museo NabilaFluxus con le sue opere puo’ contattarci tramite il Blog oppure tramite email.

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